Il celebre Pap Test sta per essere soppiantato in tutta Italia dall'innovativo HPV Test, più efficace e sensibile nell'individuare il papilloma virus, responsabile del 99,9 percento delle diagnosi di cancro al collo dell'utero. In realtà il Pap Test o Test di Papanicolau, dal nome del medico greco naturalizzato americano Georgios Papanicolau che lo inventò, non è comunque destinato ad andare in pensione; sarà infatti ‘retrocesso' a screening di seconda battuta per tutte quelle donne che risulteranno positive all'HPV Test, in virtù della sua maggiore specificità nell'individuare le lesioni precancerose provocate dal virus. In pratica, verrà utilizzato come strumento di precisione laddove necessario, come dichiarato all'ANSA dal professor Basilio Passamonti, presidente del Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma (Gisci): “I due test integrati rappresentano il massimo di garanzia possibile per la prevenzione: l'HPV-Test, che è più sensibile, individua le donne con infezione in corso, mentre il Pap test, che è più specifico, va fatto in uno step successivo per individuare l'eventuale lesione dovuta alla modificazione cellulare causata dal virus”.

In base ai dati aggiornati al 2017 sono soltanto sei le regioni italiane nel quale l'avvicendamento tra i due test è già avvenuto, ovvero Basilicata, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Veneto e Umbria, mentre tra quelle in procinto di mettersi in regola vi sono Abruzzo, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise e Valle d'Aosta. Al momento risultano ancora alcune regioni all'inizio del percorso, come Sicilia e Calabria, e altre che devono ancora iniziare, ovvero Sardegna, Puglia e Marche. A buon punto anche la provincia autonoma di Trento, mentre a Bolzano il processo deve ancora partire. Nonostante questa disparità sul territorio nazionale, la situazione italiana è una delle migliori sul panorama internazionale, mentre a livello europeo primeggiamo con l'Olanda, come spiegato dal presidente dell'ONS Marco Zappa. Il passaggio dal Pap Test all'HPV Test, sulla base del Piano nazionale prevenzione 2014-18 del Ministero della Salute, dovrebbe essere completato entro il 2018 in tutto lo stivale, ma secondo le stime avverrà soltanto nel 2020. Tra un paio di anni, dunque, la nuova procedura sarà disponibile per tutte le donne con un'età compresa tra i 30 e i 64 anni.

La lotta al papilloma virus – che si trasmette sessualmente – e al cancro della cervice uterina passa anche attraverso il vaccino, reso gratuito per le giovani italiane a partire dal 2008. Il fattore protettivo del vaccino, il Gardasil, è così elevato che in Australia che in seguito a una campagna avviata dal governo il numero di donne tra i 18 e i 24 anni colpire dal virus è passato dal 24 percento all'1 percento. Si ritiene che la terra dei canguri sarà la prima a far sparire completamente il cancro al collo dell'utero, complice anche l'immunità di gregge scaturita dall'alto numero di vaccini. L'efficacia della duplice azione dell'HPV Test e del Pap Test è stata dettagliata in un recente articolo pubblicato sulla rivista scientifica specializzata Journal of American Medical Association (JAMA).