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Addio orsi polari: il 30% a rischio entro 35 anni per colpa nostra

In occasione della Giornata Internazionale dell’Orso Polare il WWF ha lanciato l’allarme sulla situazione drammatica che stanno vivendo questi plantigradi, minacciati dallo scioglimento del ghiaccio, dall’inquinamento e dai contatti sempre più frequenti con l’essere umano. In base alle stime entro 35 anni potrebbe sparire il 30% degli esemplari.
A cura di Andrea Centini
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Credit: RaimondBeuker
Credit: RaimondBeuker

Se lo scioglimento del ghiaccio artico continuerà ai ritmi attuali, entro 35 anni potrebbe sparire il 30 percento degli orsi polari (Ursus maritimus). A lanciare l'allarme è stato il WWF, che ogni anno il 27 febbraio celebra la “Giornata Internazionale dell'Orso Polare”, organizzata per sensibilizzare l'opinione pubblica sul dramma che stanno vivendo questi maestosi plantigradi. La specie è classificata con codice VU (vulnerabile) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale della per la Conservazione della Natura principalmente a causa dei fattori antropici, che anno dopo anno stanno distruggendo il loro prezioso habitat naturale.

Situazione drammatica. Tra i campanelli d'allarme che sottolineano la situazione drammatica degli orsi polari vi sono gli incontri sempre più frequenti con l'essere umano. Basti pensare alla recente invasione di decine di esemplari affamati nei centri abitati dell’arcipelago russo di Novaya Zemlya, nei pressi del Circolo Polare Artico. A causa dello scioglimento del ghiaccio i predatori hanno sempre più difficoltà a cacciare le prede naturali, principalmente foche, e per questo stanno cambiando abitudini alimentari, spingendosi all'interno della terraferma. I depositi di cibo, le discariche e la spazzatura nei cassonetti diventano così fonti alimentari preziose per animali affamati, che non si fanno problemi a entrare nei centri urbani, mettendo in serio pericolo le persone. Non a caso nella città di Belushya Guba, dove sono stati avvistati ben 52 orsi polari, le autorità sono state costrette a dichiarare lo stato di emergenza. Per limitare i rischi di pericolosi contatti, il WWF dal 2006 ha creato le “pattuglie a tutela dell'orso polare”, per allontanare gli animali dai centri abitati senza usare metodi cruenti.

Stanchi e affamati. Il riscaldamento globale non solo limita enormemente l'habitat naturale degli orsi, ma li costringe a sfiancanti nuotate per raggiungere partner riproduttivi e prede ancora disponibili. I tassi delle nascite sono in declino per le difficoltà di incontro tra maschi e femmine e la riduzione dell'habitat, ma anche per l'inquinamento, che ha raggiunto anche gli “incontaminati” ecosistemi artici catalizzando il rischio di malformazioni e sterilità. Le immagini di un orso polare scheletrico con le zampe atrofizzate che si aggirava tra i rifiuti sull'isola di Baffin, nel 2017, fece rapidamente il giro del web alimentando il dibattito sugli effetti dei cambiamenti climatici. Si stima che sulla Terra sopravvivano ancora tra i 22mila e 31mila esemplari, il 60 percento dei quali nel solo Canada. Entro il 2050, se non porremo un freno al tasso di scioglimento del ghiaccio artico, questi numeri potrebbero crollare del 30 percento. Ma le statistiche per la fine del secolo sono decisamente più fosche.

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