Venere perturbazione cover

La sonda giapponese Akatsuki (alba), conosciuta anche con i nomi meno romantici di Planet-C e Venus Climate Orbiter (VCO), tra l'8 e l'11 dello scorso dicembre ha registrato un'immensa anomalia ad arco nell'atmosfera di Venere, talmente vasta da coprire entrambi gli emisferi quasi da polo a polo, per una lunghezza complessiva di 10 mila chilometri. Secondo gli scienziati dell'Università Rikkyo di Tokyo, che analizzano i rilevamenti di Akatsuki dal 2015, il fenomeno non sarebbe altro che una colossale onda di gravità, da non confondere con le onde gravitazionali teorizzate da Albert Einstein e scoperte ufficialmente lo scorso anno. Non si tratta infatti di deformazioni della curvatura dello spaziotempo, ma sono onde generate dalla forza di gravità, quando un fluido viene perturbato dal suo stato di equilibrio e cerca di stabilizzarsi. Esempi pratici sono l'acqua di un ruscello che incontra una roccia sul suo percorso e la superficie dell'oceano increspata dai venti.

Venere perturbazione cover

L'aspetto più interessante del fenomeno registrato su Venere risiede nel fatto che esso sia rimasto praticamente inalterato durante i quattro giorni di osservazione, prima che la sonda giapponese perdesse contatto con l'area di interesse a causa del movimento orbitale. Il pianeta possiede infatti un'atmosfera particolarmente turbolenta, e le sue nubi di acido solforico spirano verso ovest a una velocità di 100 metri al secondo (360 chilometri orari), mentre la perturbazione ad arco risultava stabile e in linea con la lentissima rotazione della superficie: basti pensare che un giorno venusiano dura la bellezza di 243 giorni sulla nostra Terra.

L'anomalia era posizionata a 65 chilometri di altezza, appena sopra al moto nebuloso, ma soprattutto al di sopra di una gigantesca formazione montuosa chiamata dagli astronomi "Afrodite Terra". Il sollevamento della bassa atmosfera di Venere provocato dal rilievo e il successivo contatto con l'alta atmosfera, sarebbe responsabile della colossale onda di gravità, un fenomeno già osservato in forma minore grazie alla sonda Venus Express, alla cui realizzazione partecipò anche l'Italia. Gli studiosi dell'università nipponica hanno pubblicato i dettagli della scoperta sulla rivista scientifica Nature Geoscience.

[Immagine di JAXA]