Prima il rincorrersi delle indiscrezioni, poi quella email pubblicata su Twitter che non lasciava molto spazio a dubbi: insomma, diciamo che l'annuncio ufficiale relativo alla prima individuazione delle onde gravitazionali non ci coglie proprio esattamente di sorpresa. Ciononostante è un'emozione immensa: perché rappresenta una scoperta che gli scienziati hanno atteso per decenni e perché conferma non solo uno degli aspetti della teoria della relatività generale, ma soprattutto quanto le intuizioni di Albert Einstein fossero geniali, tanto da poter essere confermate sperimentalmente soltanto un secolo dopo.

in foto: Simulazione della fusione tra due buchi neri (via NASA Blueshift)

Cosa sono le onde gravitazionali.

Se l'intero Universo è la trama intessuta dallo spazio e dal tempo, quando un corpo subisce un'accelerazione lascerà inevitabilmente il segno in questa trama: il segno sono, appunto, le onde gravitazionali, in grado di propagarsi esattamente come le piccole increspature di uno specchio d'acqua quando viene gettato un sasso (il tutto, naturalmente, semplificando in parole poverissime).

Perché ci abbiamo messo tanto a trovarle.

Cosa ha reso così inafferrabili queste importanti increspature dello spazio-tempo? Due principali caratteristiche. La prima è relativa alla loro impercettibilità – debolezza se volete, pur sempre semplificando – che fa in modo che, affinché possano essere rilevate, debbano essere scatenate da qualche evento del cosmo estremamente energetico. La seconda dipende proprio dalle difficoltà di misurare variazioni nello spazio-tempo, dal momento che noi stessi, con i nostri strumenti, siamo immersi nello spazio-tempo.

Quali circostanze le hanno rese "rintracciabili"

Eppure, grazie agli strumenti eccezionalmente sensibili di ultime generazioni, pare che la fisica teorica abbia ormai varcato anche quest'ultima frontiera: gli interferometri LIGO, negli Stati Uniti, e VIRGO, gestito assieme dal CNRS francese e dall'INFN nella campagna pisana, sono le orecchie laser che sono riuscite a captare quei sussulti nell'Universo generati da un evento decisamente intenso, come l'incontro tra due buchi neri che si stanno per fondere attraverso un movimento a spirale vorticoso e potente, alla ragguardevole distanza di 1,3 miliardi di anni di luce da noi, con le loro masse rispettivamente di 29 e 36 volte quella solare.

La "scoperta del secolo" è anche un po' italiana.

Insomma, possiamo star certi che la comprensione da parte dei fisici del nostro Universo ha fatto oggi un passo da gigante e che l'11 febbraio del 2016 verrà ricordato come un giorno storico, con le due conferenze stampa parallele: una a Cascina, nei pressi di Pisa, presso i laboratori della European Gravitational Observatory, organizzata dall'INFN, l'altra a Washington, presso National Press Club dove a dare l'annuncio sono stati la National Science Foundation, il MIT e il gruppo di LIGO.

[In apertura: immagine via Flickr, NASA Blueshift]