Mascherine e altri DPI recuperati in Costa Azzurra. Credit: Operation Mer Propre
in foto: Mascherine e altri DPI recuperati in Costa Azzurra. Credit: Operation Mer Propre

La pandemia di Covid finirà, anche grazie all'arrivo dei vaccini e al continuo utilizzo di dispositivi di protezione come le mascherine. Quella che non finirà a breve, però, è un'altra pandemia: quella della plastica che ogni giorno inquina i nostri oceani. Un dramma che proprio durante la pandemia ha subito un'accelerata anche a causa della nostra incapacità di disfarci con consapevolezza e responsabilità di quei dispositivi di protezione che ci stanno aiutando a eliminare il Coronavirus. E che inevitabilmente torneranno a tormentarci sotto forma di disastro ambientale. Oggi è la Giornata Mondiale degli Oceani ed è importante ricordarselo: tra i tanti modi in cui li stiamo uccidendo, la pugnalata inflitta attraverso l'inquinamento dovuto alle mascherine è la più paradossale.

Nel mondo ogni minuto vengono utilizzate tre milioni di mascherine, ma quelle smaltite correttamente sono nettamente meno. Essendo composte da polimeri plastici, la ricetta per il disastro è chiara: possono rilasciare facilmente microplastiche, nanoplastiche e altri composti dannosi per l'ambiente, che infatti si stanno riversando nei nostri mari da mesi. Le stime pre-pandemia ci avvertivano che entro il 2050 il peso dei rifiuti plastici avrebbe superato quello di tutti i pesci presenti negli oceani. Ora, con l'arrivo della Covid e l'utilizzo dei dispositivi di protezione, queste stime rischiano di aggravarsi enormemente.

Solo nel 2020, secondo uno studio di OceanAsia, negli oceani sono finite oltre 1,6 miliardi di mascherine. Un disastro dovuto allo smaltimento sbagliato di questi prodotti o, peggio, a chi le getta semplicemente per terra. Così le microplastiche dovute a mascherine e guanti si sono unite a tutti gli altri scarti di plastica riversati nei mari finendo inevitabilmente nei polmoni e negli stomaci di un enorme numero di animali. Pinguini, gabbiani, ricci e pesci di vario tipo sono stati trovati incastrati in mascherine, guanti di lattice o altri scarti. Per non parlare dei dispositivi di protezione "pescati" dalle reti dei pescatori.

Il problema è che i polimeri plastici non si biodegradano facilmente e possono frammentarsi dando vita in poche settimane alle microplastiche (cioè quelle con diametro inferiore ai 5 millimetri) e alle nanoplastiche (con diametro inferiore al micrometro). Molte mascherine di nuova generazione sono direttamente realizzate in fibre microscopiche, che una volta nell'ambiente favoriscono il rilascio delle particelle plastiche molto più rapidamente dei sacchetti, delle bottiglie e di altri rifiuti finiti nel mirino delle associazioni ambientaliste. Ma se fate l'errore di pensare ingenuamente che questo disastro ambientale riguardi solo gli animali, forse dovreste ricredervi: quelle stesse microplastiche ingerite da pesci e crostacei poi ce le ritroviamo nei nostri piatti.

Non è una novità: già prima dell'avvento della Pandemia mangiavamo plastica equivalente al peso di una carta di credito, 5 grammi. Con l'aumento dei rifiuti, questo dato non farà che aumentare provocando importanti ripercussioni dirette anche per l'uomo. Non solo in quello che mangiamo, ma anche in quello che beviamo: Lo studio "No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People" dell’Università australiana di Newcastle ha confermato contaminazioni di microplastiche anche nella birra e nell’acqua, sia di rubinetto che di bottiglia.

Quindi come fare per rallentare questo disastro ambientale? Innanzitutto smaltire correttamente le mascherine ed evitare di gettarle a terra, ma anche prevedere iniziative di raccolta speciali che possano limitare gli effetti di questa bomba ecologica. In Italia le mascherine finiscono nell'indifferenziata e quindi vengono incenerite, ma alcune società si stanno già muovendo per il riciclo. Essendo di plastica, le mascherine sono idonee a tale trattamento, che deve però considerarle rifiuti speciali per via del rischio sanitario. Si potrebbero quindi predisporre bidoni della spazzatura specifici per la mascherine, mettendo a punto linee guida standardizzate per la gestione dello smaltimento. Qualcosa d'altronde va fatto, o le prossime giornate mondiali degli oceani diventeranno solamente un requiem per qualcosa che non c'è più.