Zoom della sonda MRO sul suolo di Marte e sui componenti di Schiaparelli (NASA/JPL–Caltech/University of Arizona)
in foto: Zoom della sonda MRO sul suolo di Marte e sui componenti di Schiaparelli (NASA/JPL–Caltech/University of Arizona)

Nuove immagini ad alta risoluzione scattate sulla superficie del Pianeta Rosso rivelano dettagli dell'area in cui il modulo Schiaparelli ha terminato la sua discesa lo scorso 19 ottobre: l'ultima, risalente al 25 ottobre, è stata scattata ancora una volta dalla sonda NASA Mars Reconnaissance Orbiter e può fornire interessanti informazioni sulla natura del suolo di Marte in quel punto, contribuendo così, forse, a chiarire le cause, ancora da accertare, di quell'atterraggio "turbolento" che ha determinato la perdita di comunicazioni con Schiaparelli a pochi secondi dalla fine del suo viaggio.

La raffinata strumentazione fotografica di MRO è stata programmata, nei giorni scorsi, per osservare il sito di atterraggio del lander, sulla base delle coordinate relative alla separazione del modulo di atterraggio da quello orbitante, il Trace Gas Orbiter; separazione che aveva avuto luogo il 16 ottobre, con una manovra perfettamente in accordo con quanto pianificato, così come era accaduto per la fase di ingresso nell'atmosfera e di separazione del paracadute. Poi qualcosa, come ben noto ormai, non è andato per il verso giusto.

Le nuove immagini mostrano innanzitutto una macchia scura e nebulosa che si estende per circa 15 metri per 40, associata con l'impatto dello stesso modulo; grazie all'alta risoluzione è stato possibile evidenziare una macchia centrale più scura, con 2,4 metri di diametro, compatibile con il cratere generato dall'impatto di un oggetto di 300 chilogrammi, piovuto alla velocità di alcune centinaia di chilometri orari. La profondità del cratere dovrebbe aggirarsi intorno al mezzo metro ma ulteriori fotografie chiariranno anche questo aspetto. I segni scuri tutt'attorno risultano di più difficile interpretazione: nel caso in cui un meteoroide colpisse la superficie, ad una velocità di 40.000/80.000 chilometri orari, lo spargimento di detriti nei dintorni del cratere e l'angolo di impatto rappresenterebbero la norma, ma Schiaparelli è entrato ad una velocità considerevolmente ridotta e, verosimilmente, scendendo in verticale dopo essere entrato nell'atmosfera lentamente da ovest. È possibile che l'idrazina, il combustibile che si trovava nei serbatoi del modulo, sia esploso in una direzione dopo l'impatto, gettando detriti della superficie marziana in direzione dello scoppio, ma ulteriori analisi saranno necessarie per chiarire questa dinamica.

Del resto, le immagini evidenziano anche un lungo arco scuro sulla destra della macchia attualmente inspiegabile, ma che potrebbe essere correlato all'esplosione. Ci sono anche dei punti bianchi vicini al sito di impatto, ancora troppo piccoli per avere un'origine chiara: potrebbero essere collegati all'impatto ma potrebbero anche essere frutto del "rumore" delle immagini.

NASA/JPL–Caltech/University of Arizona
in foto: NASA/JPL–Caltech/University of Arizona

I rilievi di MRO hanno consentito di individuare, oltre al punto di impatto, anche un oggetto identificato con lo scudo termico anteriore a circa un chilometro e mezzo di distanza verso est, nonché, a sud, il paracadute e lo scudo posteriore.