Non si può essere obesi e in perfetta salute. A stroncare la condizione dei cosiddetti “healthy obese”, una terminologia nata a partire degli anni '80 del secolo scorso per inquadrare le persone obese con un quadro clinico sano, è stato il professor William Johnson, docente presso La Scuola di Sport, Esercizi e Scienze della Salute dell'Università Loughborough (Gran Bretagna). Lo studioso ha sottolineato che per troppo a lungo è andata avanti questa convinzione, e alla luce della vera e propria epidemia di obesità che sta colpendo sia i Paesi industrializzati che quelli in via di sviluppo, è necessario intervenire al più presto per sovvertire l'errata convinzione.

Sebbene infatti possano esserci persone con un BMI (Body Mass Index, Indice di Massa Corporea) superiore a 30 ma con ottime analisi, senza manifestare diabete o pressione alta, il professor Johnson indica che è proprio il concetto di “obesità salutare” ad essere rozzo, problematico e fuorviante. La ricerca – spiega lo studioso – deve concentrarsi sulla varietà biologica dei singoli individui, quella che porta due soggetti con lo stesso BMI a sperimentare due condizioni di salute totalmente opposte. Tra i parametri che potrebbero portare una persona obesa a presentare patologie cardiovascolari e un'altra no, Johnson fa gli esempi del tempo trascorso nella propria vita con un BMI superiore a 30 e quello di determinati vizi durante l'adolescenza, come quello del fumo o dell'alcol, anch'essi responsabili di gravi malattie.

“L’epidemiologia – sottolinea Johnson – ha svelato molti dei processi e dei fattori ambientali che portano a una specifica patologia, ma sappiamo ancora molto poco di cosa accade a un determinato soggetto nel corso della vita e che lo porta ad esempio ad avere un infarto, mentre magari un suo amico, con lo stesso indice di massa corporea ne viene risparmiato. Le coorti per anno di nascita già disponibili rappresentano una miniera di dati in questo senso e potrebbero aiutarci a migliorare le conoscenze sull’argomento”.

Per lo studioso è dunque fondamentale non lasciar passare il messaggio che un obeso può essere in salute, alludendo anche a certi movimenti dell'orgoglio di essere grassi fioccati in rete negli ultimi anni. Nessuno dovrebbe mai essere deriso, bullizzato, ridicolizzato, isolato socialmente, ostacolato nei sogni e nelle aspettative per il proprio aspetto fisico, ma le informazioni in termini di salute devono essere chiare. Basti pensare che nel Regno Unito solo nell'ultimo anno i ricoveri in ospedale per problemi legati al peso sono aumentati del 18 percento; non a caso in questa regione si registra il più alto livello di obesità dell'Europa occidentale, che coinvolge ben il 26 percento della popolazione adulta.

A suffragio delle riflessioni del professor Johnson vi è un recente studio presentato al Congresso europeo sull'obesità tenutosi a Porto, nel quale è stato dimostrato che, pur allenandosi regolarmente, le persone in sovrappeso hanno comunque un rischio del 28 percento superiore di sviluppare patologie cardiache rispetto a quelle in forma. Un'altra indagine pubblicata sull'European Heart Journal condotta su 300mila partecipanti ha invece rilevato che gli eventi cardiovascolari crescono con l’aumentare del grasso corporeo, indipendentemente dal BMI o dall’attività fisica svolta. L'obesità, inoltre, oltre a essere correlata a patologie dell'apparato cardiovascolare, metaboliche e al diabete, può anche scatenare problemi respiratori, artrosi, gotta e molto altro ancora. Dunque, anche se essere magri non garantisce automaticamente una vita lunga e una buona salute, di certo avere problemi di peso aumenta sensibilmente i rischi. I dettagli della ricerca britannica sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Annals of Human Biology.