È tutto il giorno che, non appena cercate distrazione dal lavoro attraverso le notizie e i social network, leggete di questo famigerato Blue Monday che grava sulle vostre teste. E, a furia di vedere qua e là post che spiegano come e perché questo sarebbe il giorno più triste dell'anno, anche voi adesso non vi sentite più tanto contenti del vostro lunedì. Ebbene, sappiate che il sorriso potete recuperarlo perché, nonostante quanto affermato da tutta (o quasi) la stampa italiana – qua e là ci sono anche dei consigli utili ad affrontare la mestizia odierna – non esiste alcun Blue Monday e, soprattutto, non esiste alcuna formula scientifica in grado di stabilire perché proprio precisamente queste 24 ore dovrebbero essere più tristi di altre per sette miliardi e più di individui che si affollano sul globo terrestre.

Il Blue Monday, risultato di un'equazione matematica (!)

D'altronde sarebbe un po' pretenzioso stabilire il primato di tristezza di una giornata sulla base di parametri quali la lontananza da festività come il Natale e la Pasqua Cristiani, dato che non tutto il mondo segue il nostro calendario liturgico. E in effetti, però, è stata proprio questa considerazione a spingere una compagnia di viaggi chiamata Sky Travel, nel 2005, a lanciare una campagna pubblicitaria per ricordare (caso mai ce ne fosse bisogno) che gennaio è un mese non dei più allegri, quanto meno per i Paesi europei: il clima è inclemente, il lavoro è faticoso, i buoni propositi di inizio anno cominciano già a rivelare la propria infondatezza, le vacanze sono un miraggio. Perché, allora, non affrettarsi a prenotare un bel fine settimana per staccare un po'? Questo era il facile messaggio, accompagnato addirittura da calcoli scientifici che dimostravano che il terzo lunedì del primo mese dell'anno era quello in cui si concentrava la maggior parte della tristezza. Per quanto possa sembrare improbabile, c'era anche un'equazione per comprendere meglio (?) il tutto.

Più che questione di mese, questione di soldi

Un articolo di Wired ha chiarito quale sarebbe l'origine di questa bizzarra notizia, ricorrendo a diverse pubblicazioni del Guardian che ha preso particolarmente a cuore la questione: la pretesa di "scientificità" era supportata da un tale Cliff Arnall, che nel 2005 veniva presentato come appartenente al Centre for Lifelong Learning, centro collegato alla Cardiff University ma dal quale ha preso le distanze lo stesso ateneo gallese successivamente. Il comunicato stampa che presentava questa formula era stato sottoposto a diversi accademici da parte di una importante agenzia di pubbliche relazioni, chiedendone l'approvazione dietro compenso. Tentativo fallito, la formuletta con le lettere per motivare l'infelicità di gennaio avrebbe non sfiorato ma abbondantemente superato il ridicolo.

Una bufala molto diffusa

Insomma, niente più di un'operazione di marketing basata su pseudo-scienza che sarebbe rimasta relegata probabilmente entro i confini della pubblicità a cui era destinata se non avesse potuto beneficiare della scarsa attenzione con cui i media di tutto il mondo hanno diffuso la notizia, ammantandola oltretutto della pretesa di scientificità (pare che la faccenda del dicembre 2012 non abbia insegnato niente, noi il tentativo lo avevamo fatto). Quindi, se siete tra quelli che amano l'inverno e non avete alcun problema ad affrontare l'inizio di settimana sappiate che non siete soli contro un reggimento di esseri umani che, oggi, stanno vivendo il proprio peggior giorno dell'anno; proprio per niente.