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Dietro il mito del 2012: come nasce il marketing dell’apocalisse

Il primo riferimento fu nel 1987. Poi fanta-archeologi, persone in contatto con extraterrestri, guru New Age strafatti di LSD e registi hollywoodiani hanno assicurato il successo del fenomeno 2012.
A cura di Roberto Paura
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Com’è che da un giorno all’altro abbiamo scoperto che il calendario Maya finiva il 21 dicembre 2012 e che questa data poteva coincidere con qualche evento a noi sconosciuto che avrebbe provocato la fine del mondo? Se ci pensiamo, a cavallo del nuovo secolo tutta l’attenzione era concentrata sul millennium bug, sulle quartine di Nostradamus e sul vecchio adagio “mille e non più mille”. Dei Maya nessuno sapeva nulla. In realtà già alla fine degli anni Ottanta alcuni scrittori di New Age e fanta-archeologia iniziarono a battere sul tasto del 2012. Pochi li presero in considerazione, finché nei primi anni del nuovo secolo non è nata una vera e propria macchina del marketing che ha cercato di trarre il massimo profitto dalla “più grande profezia di tutti i tempi”, corroborata da prove archeologiche e astronomiche, almeno secondo i suoi sostenitori. E culminata con il blockbuster del regista hollywoodiano Roland Emmerich dal titolo 2012, un film che ha incassato circa 800 milioni di dollari – dvd esclusi.

Il fattore Maya e il pianeta Nibiru

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Nel 1987 José Arguelles era nei guai. Leader di un movimento sostenitore dell’idea di un’imminente Convergenza Armonica che avrebbe aperto la strada a una nuova era di spiritualità, aveva fissato il grande evento per quell’anno, in coincidenza con uno straordinario allineamento dei pianeti del Sistema Solare. Convinse decine di migliaia di persone a dedicarsi alla meditazione, ma sembrò non succedere nulla. Così, Arguelles decise di puntare tutto su un’altra data, proveniente dalla grande tradizione mesoamericana. Avendo un dottorato in storia dell’arte, sapeva qualcosa sull’archeologia dei Maya e sul 2012. Così, nel 1987, uscì The Mayan Factor, il primo bestseller che riscopriva la fine del calendario Maya e prevedeva per il 2012 un grande evento. Niente fine del mondo, ok. Ma ci stiamo arrivando.

Circa vent’anni prima, uno studioso di archeologia sumera, Zecharia Sitchin, pensò di diventare famoso scrivendo bestseller. Ci riuscì: il suo Il dodicesimo pianeta (oggi in tutte le librerie con il titolo Il pianeta degli dei) proponeva un’interpretazione singolare della mitologia sumera, apparentemente sostenuta da prove archeologiche, secondo la quale al tempo delle antiche civiltà mesopotamiche sarebbero giunti sulla Terra esseri extraterrestri, abitanti del pianeta vagabondo Nibiru (nome di una delle divinità sumere), che ogni 3600 anni entra nel Sistema Solare e si avvicina al nostro pianeta. Il popolo di Nibiru assoggettava periodicamente gli esseri umani, allo scopo di ottenere oro. Sitchin si spinse a sostenere addirittura che gli stessi abitanti di Nibiru avessero creato la razza umana. Ma non parlò mai di un loro desiderio di distruggere il mondo, pur mettendo in guardia sulla loro prossima venuta, che calcoli alla mano fu fissata nel 2900.

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Molti lettori entusiasti di Sitchin pensarono che la data fosse molto lontana. Una signora, Nancy Lieder, che sosteneva di essere in contatto telepatico con gli extraterrestri del sistema di Zeta Reticuli e aveva fondato un sito web molto seguito, dichiarò di aver appreso da loro che Nibiru sarebbe tornato nel 2003. La perturbazione gravitazionale avrebbe prodotto l’inversione dei poli magnetici con conseguenti sconquassi che avrebbero ucciso buona parte dell’umanità. Ebbe molto seguito, ma nel 2003 non accadde nulla. Nancy Lieder ebbe allora l’idea geniale: sostenere che il pianeta X era in ritardo ma che sarebbe giunto al suo catastrofico appuntamento nel 2012. Ma perché scegliere quella data e collegarla alle teorie strampalate di Zecharia Sitchin?

Le profezie dei Maya e il Codice Genesi

Nel 1995 il giornalista Adrian Gilbert pubblicò Le profezie dei Maya. Gilbert stava seguendo il fiorente filone di fanta-archeologia che aveva portato fortuna ad autori come Sitchin, l’inglese Graham Hancock (celebre per il suo libro sull’Arca dell’Alleanza individuata in Etiopia) e l’egittologo Robert Bauval. Con Bauval, Gilbert aveva sostenuto la teoria della correlazione di Orione secondo cui le piramidi di Giza erano allineate con le tre stelle della cintura di Orione, cosa che ne avrebbe comportato una retrodatazione a circa il 10.000 a.C. e a un’attribuzione ben diversa: non erano stati i faraoni, ma i discendenti di Atlantide a costruire le piramidi, forse con lo scopo di dirci qualcosa sulla loro origine extraterrestre. Abbandonando gli egiziani (ma solo per poco), Gilbert recuperò i Maya e in quel libro del ’95 parlò della fine del loro calendario. Fu il primo importante riferimento al 21 dicembre come possibile fine del mondo.

invisibili

Due anni dopo, gli americani che leggevano la popolare serie di fumetti della DC Comics Gli invisibili scoprirono la data del 21 dicembre 2012. Nelle storie a fumetti, ambientate in un futuristico 2012, si raccontava di alieni che controllano segretamente la razza umana e di un gruppo clandestino che li combatte, gli Invisibili (idee riprese dallo scrittore David Icke, che nei suoi libri sostiene che i leader della Terra siano alieni rettiliani sotto mentite spoglie). Nel numero del maggio 1997 venne fatto il primo riferimento al  21 dicembre 2012, data in cui gli alieni si sarebbero rivelati, distruggendo il pianeta. Il fumetto citava come reference un guru New Age che faceva furore in quegli anni negli States, Terence McKenna, cresciuto a suon di cannabis e LSD, sostenitore dell’idea che nel 2012 sarebbe sorta una singolarità che avrebbe comportato “l’ingresso della nostra specie nell’iperspazio, la fine delle leggi fisiche e il rilascio della mente dentro l'immaginazione” (McKenna morì nel 2000 con il cervello ormai bruciato). L’immaginario americano scoprì così il 2012 e ne rimase impregnato. In una storica puntata della serie-cult X-Files, Mulder e Scully scoprono negli archivi segreti americani che la data dell’invasione extraterrestre è prevista per il 21 dicembre 2012. Era il 2002 e la frittata era ormai fatta.

Nel 1997 il giornalista Michael Drosnin aveva pubblicato un libro destinato a un grande successo, Codice: Genesi. Recuperando tesi fanta-archeologiche e ipotesi sul ruolo degli extraterrestri nella nascita del genere umano, Drosnin affermava di aver scoperto un codice nascosto nella Bibbia. Lo avrebbe usato per prevedere l’attentato che uccise il premier israeliano Rabin nel 1995 e la vittoria di Bush jr. nelle elezioni del 2000. Inizialmente, Drosnin aveva previsto la fine del mondo per il 2006. Poi, guarda caso proprio nel 2002, pubblicò un seguito al suo libro, Codice Genesi 2: il conto alla rovescia, nel quale sosteneva che nel 2010 e nel 2012 il pianeta sarebbe stato colpito da due comete, provocando la distruzione del genere umano. È tutto scritto nella Bibbia, gente!

2012, un successo costruito a tavolino

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Tra coloro che hanno seguito a lungo il filone apocalittico legato al 2012, c’è anche il canale satellitare History Channel. Già nel 2006 veniva prodotta la serie La fine dei giorni, seguita nel 2007 dal documentario I sette segni dell’apocalisse e l’anno successivo da Nostradamus 2012. Il grande successo di queste serie convinse i produttori a puntare molto sulla paura della fine del mondo. Nel 2009 venne mandato in onda Apocalisse 2012, che batté tutti i precedenti record di audience, venendo riproposto anche negli anni successivi. Pochi mesi fa, negli USA e in Europa (in Italia tramite Mondadori), History Channel è sbarcata anche in libreria con un tomo che ha venduto milioni di copie, Le grandi profezie della storia, che raccoglie su stampa le conclusioni dei documentari con un forte accento sul 2012. Il documentario Apocalisse 2012 aveva avuto come consulente Lawrence Joseph, ex ingegnere aerospaziale messosi in proprio e trasformatosi improvvisamente in convinto assertore dell’imminente fine del mondo. Mettendo insieme una serie di apparentemente inoppugnabili prove scientifiche, nel 2007 Lawrence Joseph pubblicò Apocalisse 2012, subito divenuto un bestseller da milioni di copie. L’anno prima, Adrian Gilbert aveva pubblicato un nuovo libro, La fine del tempo, in cui rilanciava la tesi dell’apocalisse nel 2012.

Il resto è storia nota. Davanti a vendite di milioni di copie, un regista come Roland Emmerich, così sensibile a temi come le invasioni extraterrestri (nel 1997 aveva firmato Independence Day) e le catastrofi apocalittiche (L’alba del giorno dopo nel 2004), non poteva restarsene con le mani in mano. Chiamò Lawrence Joseph, che fu felicissimo di prendere una bella parcella per aiutare gli sceneggiatori a scrivere un film sulla fine del mondo. Il successo di 2012 fu tutto nella sua straordinaria campagna pubblicitaria. Nella tagline promozionale si leggeva “Cerca 2012 su Google”. Un invito che attirava la curiosità di coloro che del 2012 non avevano ancora sentito parlare. Scoprirono invece che c’erano siti, forum, libri e teorie di tutti i tipi che fissavano per quell’anno qualcosa di clamoroso. Così, il successo del film fu assicurato e, allo stesso tempo, l’idea che ci fosse qualcosa di vero sul 2012 – Google insegna – prese piede nel largo pubblico anche in Europa e in Italia, dove le puntate di Voyager di Roberto Giacobbo e il suo fortunato libro 2012. La fine del mondo? edito da Mondadori nel 2009 (150mila copie venduto solo nel primo anno in Italia) hanno fatto il resto.

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