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La NASA ha sviluppato un innovativo metodo di coltivazione nello spazio, la cui principale caratteristica rispetto a progetti analoghi è quella di essere quasi completamente autosufficiente. Ingegneri e botanici che lavorano per l'ente aerospaziale americano stanno conducendo gli ultimi esperimenti di collaudo presso il Kennedy Space Center in Florida, ma il prototipo, una sorta di serra in miniatura ipertecnologica chiamata Advanced Plant Habitat (APH), è già pronto a partire per la sua missione. Il prossimo 19 marzo verrà infatti inviato sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con una navetta cargo Cygnus, incluso nella settima missione di rifornimento ad opera della Orbital ATK. Una volta a bordo farà compagnia a Veggie, il primo dispositivo di coltivazione progettato dalla NASA, che è già operativo da diversi anni sulla stazione spaziale. A differenza di quest'ultimo, gli astronauti dovranno occuparsi solo della sua attivazione e di un minimo lavoro di controllo; tutte le sue funzioni saranno infatti monitorate e gestite dalla Terra.

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in foto: I semi di Arabidopsis introdotti nell’APH

Advanced Plant Habitat non sarà utilizzato per i soli scopi botanici, come ad esempio il monitoraggio della fisiologia e della crescita delle piante in microgravità, ma servirà soprattutto come base sperimentale per valutare la produzione di cibo fresco nello spazio. Non è difficile immaginare che un successore del dispositivo possa essere installato sulla nave spaziale che, in base alle attuali stime, entro un paio di decenni dovrebbe portare i primi uomini su Marte.

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in foto: I test del dispositivo presso il Kennedy Space Center in Florida

Lo sviluppo della serra in miniatura è stato supervisionato dagli scienziati Howard Levine e Gioa Mossa, supportati dal project manager Bryan Onate. In totale nell'Advanced Plant Habitat sono stati installati ben 180 sensori, in grado di trasmettere diverse informazioni in tempo reale come livelli di ossigeno, temperatura e umidità. I dati non saranno generici, ma verranno calcolati per ogni singola parte delle piante, come foglie, radici e stelo. Saranno tenuti sotto controllo anche i valori dell'aria e del terreno nel quale sono depositati i semi. La pianta scelta dai ricercatori è l'Arabidopsis, una delle specie più utilizzate negli esperimenti di genetica e biologia.

[Foto di NASA]