Una grande colonia di polpi appartenenti a una specie sconosciuta è stata trovata al largo del Costa Rica, a una profondità di circa tre chilometri. Il gruppo di cefalopodi, composto da un centinaio di esemplari, stanziava su una lunga cresta di lava raffreddata chiamata “Dorado Outcrop”. Molti di essi – principalmente femmine impegnate nella cova delle uova – erano nei pressi di bocche che emettevano fluidi idrotermali relativamente freschi, con una temperatura massima di 12,3° centigradi.

Gli animali sono stati scoperti per puro caso da un team di geochimici, che era in zona con piccoli sommergibili proprio per raccogliere campioni dai fluidi. Una volta individuata la colonia è stata coinvolta la zoologa Janet Voight del Field Museum di Chicago, che ha potuto visionare oltre 230 ore di filmati registrati durante le varie spedizioni. La Voight è rimasta immediatamente sorpresa dalla profondità in cui sono stati trovati i cefalopodi, dal numero di esemplari e dall'associazione a questi fluidi. Del resto le colonie di polpi – animali fondalmente solitari – sono una vera e propria rarità, come dimostra la recente scoperta di Octlantis, la “città dei polpi” individuata nella baia di Jervis (Australia) da biologi marini dell'Università dell'Illinois e dell'Università dell'Alaska del Pacifico.

Di colore rosa, con occhi grandi e di medie dimensioni, i polpi appartengono molto probabilmente al genere poco conosciuto chiamato “Muusoctopus”, ma saranno necessarie ulteriori indagini per la classificazione ufficiale. Nonostante il numero considerevole di esemplari osservati, sintomo di una popolazione in buona salute, i ricercatori si sono accorti di un dettaglio molto inquietante. Nessuna delle uova poste nei pressi delle bocche idrotermali presentava segni di vitalità, inoltre le femmine che le accudivano mostravano livelli di stress sensibilmente superiori rispetto a quelli di altri esemplari, con contrazioni respiratorie molto più frequenti. La causa era dovuta alla minor concentrazione di ossigeno provocata dai fluidi.

Secondo la Voight e i colleghi la ragione di questa sofferenza risiedeva proprio nella grandezza della popolazione, con gli esemplari più sfortunati “costretti” a trovare una casa e un nido in condizioni poco adatte alla loro sopravvivenza. Cefalopodi di questo tipo, infatti, prediligono le acque fredde. I dettagli dell'affascinante ricerca, che amplia le conoscenze su questi misteriosi animali, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Deep Sea Research Part I: Oceanographic Research Papers.

[Credit: Phil Torres and Geoff Wheat]