si tratta di una falda acquifera

Conservata da diecimila anni, si è mantenuta purissima: per la vasta riserva di acqua dolce che la Namibia custodisce nelle viscere del suo arido suolo, l'inquinamento ambientale degli ultimi decenni non è un problema. La falda copre un'area di approssimativamente 70 chilometri per 40 ed ha anche un nome, Ohangwena II; contiene una quantità di acqua pulita tale da rifornire addirittura per quattrocento anni tutto il territorio settentrionale del Paese in cui è stata individuata, dove risiede circa il 40% della popolazione dell'intera nazione: a darne notizia Martin Quinger, del Federal Institute for Geosciences and Natural Resources (BGR) di Hannover.

Estrazione e gestione, i grandi problemi legati alla falda acquifera

L'annuncio è solo relativamente sorprendente, dal momento che già diversi mesi fa alcuni studiosi dell'University College London e della British Geological Survey avevano tracciato una mappa dei principali bacini idrici sotterranei dell'Africa, individuando, tra le altre, proprio l'area nord della Namibia, laddove si allunga il confine con l'Angola, come una delle più ricche del continente: il lavoro era il frutto di un'accurata analisi di numerose pubblicazioni, dati, precedenti ricerche e cartine disponibili. Tuttavia, come già evidenziato in quella sede, capacità non significa disponibilità: le profondità all'interno delle quali sarebbero custoditi i grandi depositi di oro blu, infatti, sarebbero già il primo ostacolo allo sfruttamento di questi. Le falde acquifere che si trovano comprese tra i 70 ed i 250 metri disporrebbero di una quantità d'acqua superiore anche di cento volte a quella riscontrabile in superficie, avevano sottolineato i geologi britannici: Ohangwena II non fa eccezione e il sondaggio esplorativo condotto dagli esperti del BGR lascia intravedere scenari di uno sviluppo per il territorio che, attualmente, sembrano ancora impensabili, con 800 000 persone che abitano l'area e che dipendono, per l'approvvigionamento idrico, da un vecchio canale che porta le scarse risorse attraverso il confine con l'Angola.

africa riserve

Ma a trarre profitto dal tesoro blu della Namibia sarebbe anche l'agricoltura locale, ad oggi strettamente vincolata ai due soli corsi d'acqua nelle cui immediate vicinanze è stato possibile sviluppare l'attività agricola: la povertà idrica non ha mai consentito di incrementare le colture, ragion per cui lo Stato africano dipende per una buona parte della propria sopravvivenza dalle importazioni dai Paesi limitrofi. Attraverso sistemi di irrigazione, la falda potrebbe spendere il proprio potenziale, favorendo l'economia del Paese: peccato che l'operazione di trivellazione oltre il centinaio di metri, dove da diecimila anni si nasconde l'ampia riserva, comporti dei pericoli. L'acqua, infatti, è sottoposta a grande pressione e quindi sarebbe estraibile in maniera relativamente semplice ed anche economica: i problemi, però, sono legati ad una falda più piccola posizionata verticalmente al di sopra di Ohangwena II. La natura salina di questo secondo giacimento potrebbe alterare facilmente la qualità dell'acqua risalente dalle maggiori profondità, qualora venissero eseguite perforazioni non autorizzate e non conformi agli accorgimenti tecnici.

Quale futuro per il popolo Himba?

Il progetto dell'istituto tedesco, che nasce in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole della Namibia, punta alla costruzione di una vasta rete di pozzi che consentano un approvvigionamento idrico sostenibile, ovvero «estrarre esclusivamente la quantità d'acqua di cui si ha bisogno», come ha spiegato lo stesso Martin Quinger: ciò consentirebbe di limitare al minimo gli sprechi e porterebbe la popolazione ad avere un rapporto diretto con le proprie risorse, riuscendo, forse, a tener il più lontano possibile quell'approccio colonialista che ancora caratterizza tanti dei programmi di aiuto che partono dal mondo occidentale e giungono fino al continente africano. Una buona notizia, non soltanto per lo stato di salute generale di un Paese che così facendo avrebbe bisogno di un investimento davvero limitato a fronte di un guadagno praticamente inestimabile, ma anche per le popolazioni tradizionali che abitano la Namibia.

himba

Gli Himba, in particolar modo, sono coloro i quali rifiutano con ostinazione di regalare la propria antichissima cultura, con tutto il suo elaborato sistema di usi e credenze, al flusso occidentale della modernità; pur conoscendo perfettamente il fenomeno dell'occidentalizzazione, non hanno intenzione di rinunciare al proprio patrimonio immateriale fatto di antenati e costumi comuni. Gli Himba sono i più fieri oppositori del progetto di costruzione di una diga sul fiume Cunene, uno dei pochi corsi d'acqua perenni dell'intero territorio che nasce in Angola e che forma le imponenti Epupa falls sul confine con la Namibia: la realizzazione di uno sbarramento delle cascate avrebbe non soltanto un impatto ambientale assai severo ma, soprattutto, distruggerebbe il territorio degli Himba e il rapporto delle genti con questo e, come troppo spesso è accaduto, finirebbe per disgregare lo stesso tessuto sociale della popolazione tradizionale, lasciandola travolgere dal più miserabile oblio. Le parti impegnate nella pianificazione del gigante idroelettrico non hanno ritenuto necessario chiamare in causa i rappresentanti dei gruppi autoctoni, in tutto una popolazione che ammonta a oltre ventimila individui, per conoscerne l'opinione in merito alla diga: ma questo non ha fermato le proteste degli Himba che, anzi, pochi mesi fa sono giunte fino ai tavoli delle Nazioni Unite.

L'enorme quantità di acqua proveniente da Ohangwena II potrebbe mettere la parola alle controversie legate alla diga sul fiume Cunene? Per il momento, forse, si tratta più di un sogno che di altro con un progetto ancora in fase di realizzazione: ad ogni modo, il problema dell'emergenza idrica africana, in particolare per l'area sub-sahariana, resta di prioritaria importanza e non è possibile escludere che le più avanzate e moderne tecnologie possano trovare un modo per rispondere al problema dell'impossibilità di accedere all'acqua potabile che riguarda ancora 700 milioni di individui nel mondo, secondo i dati più recenti di UNICEF ed OMS. Non resta dunque che confidare nei pozzi, nella falda di acqua purissima che la Namibia ha voluto nascondere per diecimila anni e nella speranza che lo sfruttamento di questa non sia l'ennesima arma nelle mani dei più potenti sfruttatori di un popolo tra i più poveri del Pianeta.