Alcuni degli uccelli trovati morti. Credit: Martha Desmond / New Mexico State University
in foto: Alcuni degli uccelli trovati morti. Credit: Martha Desmond / New Mexico State University

Centinaia di migliaia di uccelli migratori – forse milioni – sono stati trovati morti tra il New Mexico, il Texas, l'Arizona e altre regioni aree degli Stati Uniti, coinvolti in una delle più scioccanti e misteriose morie degli ultimi anni. A partire dal mese di agosto le carcasse dei volatili hanno continuato ad accumularsi giorno dopo giorno, come mostrano le immagini sui social network, mentre gli ornitologi fanno il possibile per comprendere le cause dietro questa catastrofe. La perdita di così tanti esemplari di uccelli migratori può avere un impatto drammatico sugli ecosistemi, oltre che sulle specie stesse, molte delle quali già seriamente minacciate.

Benché una risposta definitiva ancora non ci sia, gli scienziati sospettano che gli effetti dei cambiamenti climatici catalizzati dalle attività antropiche possano aver giocato un ruolo significativo. Nello specifico, a uccidere così tanti uccelli potrebbe essere stato l'improvviso fronte freddo che si è registrato alcuni giorni addietro negli Stati della costa occidentale (e non solo), in combinazione con i devastanti incendi innescati dalle temperature infernali dei giorni precedenti. Per comprendere quanto il meteo sia “impazzito” negli USA, basti pensare che nella città di Denver si è passati da una temperatura di 40° C a – 0,5° C in soli 2-3 giorni, un crollo improvviso che ha innescato vere e proprie tempeste di neve.

Secondo l'ecologa specializzata in ornitologia dell'Università Statale del New Mexico (NMSU) Allison Salas, la combinazione tra il fronte freddo e gli incendi potrebbe aver alterato i modelli di migrazione degli uccelli, costringendoli a fughe e cambi di rotta quando ancora non erano pronti. Analizzando le carcasse degli animali morti, Salas e colleghi hanno rilevato che “gli uccelli sembrano essere in condizioni relativamente buone, tranne per il fatto che sono estremamente magri”. “Non hanno riserve di grasso – ha aggiunto la scienziata – e quasi nessuna massa muscolare. È quasi come se volassero fino a quando non ce la fanno più”.

È possibile che il gelo improvviso abbia costretto gli uccelli a iniziare la migrazione prima del previsto, quando ancora non avevano accumulato grasso a sufficienza per compiere la faticosissima traversata. Le dense nubi di ceneri e fumo causate dagli incendi potrebbero averli allontanati dalle loro rotte consuete, portandoli dove non ci sono né acqua né cibo, oppure potrebbero aver provocato danni al tessuto polmonare, facendoli morire in massa di stenti.

Tra le specie coinvolte ci sono rondini, piui di bosco orientali, pigliamosche, merli e numerose altre specie di passeriformi. La moria è “senza precedenti” e “terribilmente spaventosa”, ha dichiarato al Las Cruces Sun News la biologa Martha Desmond, docente presso il Dipartimento di Fauna Selvatica ed Ecologia della Conservazione presso l'ateneo del New Mexico. “Alcune di queste specie sono già in difficoltà, stanno già sperimentando un enorme declino della popolazione. Un evento come questo è catastrofico”, ha aggiunto l'esperta. Gli uccelli in pericolo vengono osservati al suolo, non appollaiati sugli alberi, e sembrano come storditi, letargici. Gli esperti consigliano di lasciarli stare, di farli nutrire senza stressarli per il recupero delle forze, e raccomandano di tenere lontani cani e gatti, dato che in quello stato sono prede molto più facili da catturare.

Come indicato, ancora non si conoscono le cause esatte della moria, tuttavia ci sono concrete possibilità che siano stati proprio i cambiamenti climatici a causare il disastro. Gli esperti stimano che dagli anni '70 sono stati uccisi miliardi di esemplari per via delle attività antropiche. Il riscaldamento globale sta abbattendo anche le popolazioni di insetti di cui si nutrono questi animali, con effetti devastanti su intere popolazioni.