Quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) decise di "dichiarare guerra" al morbillo e alla rosolia, indicò il 2015 come anno entro il quale le due malattie devono scomparirà. L'Italia, come altri paesi, è decisamente in ritardo e in occasione del meeting di Copenhagen sulla campagna di vaccinazioni nei Paesi dell’Unione Europea l'Oms ha anticipato l'intenzione di voler incontrare il Ministro italiano della Salute, Beatrice Lorenzin. Dal 2011 al 2014 in Europa si sono contati 100.000 casi di morbillo e 90.000 di rosolia, con l'Italia che ancora non ha fornito dati completi sull'ultimo anno. Ad ottobre 2014 si sono contati 47 casi di morbillo che portano il bilancio nazionale a 1620 casi con una maggiore incidenza in Liguria, Piemonte, Sardegna ed Emilia Romagna. Sono i numeri più alti dell'intera Unione Europea. Susanna Esposito, presidente della commissione Oms per l’eliminazione di morbillo e rosolia congenita, ha spiegato che in Italia "gli obiettivi di copertura vaccinale necessari per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita non sono stati ancora raggiunti".

Secondo il Piano nazionale della prevenzione vaccinale entro i 24 mesi di età sono gratuite le vaccinazioni per poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae b, morbillo, parotite e rosolia. Le prime quattro sono obbligatorie, le altre no. Il numero di vaccini insufficiente a debellare rosolia e morbillo entro il 2015 rappresenta per il ministro Lorenzin un "problema serio di sanità pubblica". La causa della riduzione delle vaccinazioni può essere collegata da un lato ad una percezione di pericolosità ormai ridottasi di alcune malattie contagiose, dall'altro agli allarmismi di chi erroneamente ha collegato alcuni decessi o malattie all'uso dei vaccini. Eppure, avverte ancora Susanna Esposito, eliminare il morbillo non è affatto semplice, poiché "è una malattia estremamente contagiosa e per interromperne la trasmissione sono necessarie coperture vaccinali molto elevate con due dosi di vaccino".