La procura di Parigi ha aperto un'inchiesta preliminare sulla Monsanto in seguito alle rivelazioni di Le Monde e France 2 riguardanti la schedatura di centinaia di personalità tra giornalisti, politici e scienziati schierati nella discussione su glifosato, OGM e pesticidi. La registrazione di queste persone, spiega Le Monde, è stata portata avanti dall'agenzia di PR Fleishman Hillard su disposizione della Monsanto con l'obiettivo di rafforzare l'influenza sulla tematica del glifosato, forse il più famoso erbicida, che incrementa del 41 percento il rischio di sviluppare un linfoma non Hodgkin, il tumore maligno che origina dai linfociti, cioè le cellule principali del sistema immunitario.

L'indagine aperta dalla procura di Parigi arriva in seguito alla denuncia di un giornalista di Le Monde il cui nome sarebbe finito al centro della lista incriminata. L'inchiesta preliminare riguarda i reati di "raccolta di dati personali con mezzi fraudolenti, disonesti o illegittimi", "registrazione di dati personali sensibili senza il consenso dell'interessato e il trasferimento illecito di dati personali" ed "Elaborazione automatizzata di dati personali senza previa dichiarazione alla CNIL".

Nella schedatura denunciata dalla testata francese figurano centinaia di personalità legate alla discussione sul glifosato, con annesse posizioni, indirizzi e numeri di telefono. L'elenco indica 74 obiettivi principali divisi in quattro gruppi: gli alleati, i potenziali alleati, le figure da educare e le persone da tenere sotto controllo. La Bayer, gruppo tedesco proprietario della Monsanto, ha affermato di non essere a conoscenza di questi elenco: "Dato che non ne eravamo a conoscenza, non possiamo commentare" si legge in una nota del gruppo. "Questo documento è un'ulteriore prova che le lobby delle multinazionali non si fermeranno davanti a nulla per proteggere i loro affari, credendosi al di sopra delle regole" hanno commentato Karine Jacquemart e Ingrid Kragl, direttore generale e direttore della comunicazione della ONG Foodwatch. "Questo è un uso fraudolento dei nostri dati personali. È scandaloso".

File Monsanto: chi c'è nella lista

Nella lista figurano politici, scienziati e giornalisti. Questi ultimi rappresentano circa la metà dei nomi: nella schedatura ne appaiono circa un centinaio sui duecento nomi del file Monsanto. Tra questi molti professionisti impegnati nella copertura di tematiche ambientali e agricole per i più importanti quotidiani, ma anche giornalisti di agenzie, radio, canali televisivi, pubblicazioni scientifiche e siti web. Sono presenti anche i nomi di 25 politici tra ministri e deputati in carica nel 2016, quando è stato creato il file. Poi circa 30 nomi di leader di organizzazioni agricole e 17 ONG sempre impegnate nel tema agricolo: alcune di queste erano chiaramente indicate come "anti-Monsanto".

Il precedente di Philip Morris

Non è la prima volta che una grande azienda alle prese con uno scandalo di queste dimensioni ha realizzato un file contenente i nomi di alleati e nemici tra politici e giornalisti. Nel 2013 una fuga di informazioni aveva svelato che il colosso del fumo Philip Morris utilizzava tecniche di schedatura simili. In quegli anni il Parlamento Europeo stava discutendo la direttiva sul tabacco – poi adottata nel 2014 – e Marlboro aveva schedato i deputati europei con un colore diverso a seconda della loro ostilità verso le sigarette. Philip Morris aveva invece creato una squadra di 160 lobbisti per sollecitare i parlamentari in una votazione a favore dell'industria del tabacco.

Monsanto e il diserbante cancerogeno

Al centro della discussione si trova un elemento estremamente delicato: il diserbante al glifosato prodotto dalla Monsanto era cancerogeno ma l'azienda non metteva adeguatamente in guardia gli utilizzatori sui pericoli della prolungata esplosione al prodotto. Così, in seguito al caso di alcune persone ammalatesi di linfoma non-Hodgkin dopo aver usato a lungo il diserbante Roundup, sono arrivati i primi risarcimenti milionari. La battaglia giudiziaria tra Haderman e la Monsanto-Bayer va invece avanti da tempo: l'azienda è stata citata in giudizio già da oltre 11.200 tra agricoltori, giardinieri e altre professionisti che hanno usato regolarmente Roundup e si sono ammalati di cancro.