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Monogamia, una scelta delle donne?

Cosa spinse l’uomo a preferire il legame di coppia alla promiscuità? L’ultima teoria avanzata a proposito di questo passaggio fondamentale della nostra evoluzione coinvolge le donne in prima persona, che avrebbero scelto uomini più deboli per assicurarsi approvvigionamenti in cambio di fedeltà.
A cura di Nadia Vitali
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monogamia una scelta delle donne

Tra le tappe fondamentali del cammino dell'uomo, certamente particolare attenzione ha sempre meritato quella fase di transizione che portò i nostri progenitori dall'originaria promiscuità, allo sviluppo (e al consolidarsi successivo) della pratica della monogamia. Se, in un tempo remoto, la forza fisica era l'elemento determinante nell'ambito della competizione tra maschi per la conquista delle femmine del gruppo, c'è stato un momento in cui le regole sono mutate per sempre e l'idea dell'unione con un singolo individuo, unita al concetto di fedeltà, è subentrata negli usi delle prime società, giungendo fino a noi, seppur in forme e manifestazioni inevitabilmente diverse.

Una scelta "economica" – Generalmente ricondotta alla nascita della proprietà privata tra gli uomini dell'età della pietra, l'origine dell'istituzione del “vincolo di coppia” (che, in verità, è stata per la maggior parte delle antiche civiltà e per molte delle moderne strettamente collegata all'idea di possesso della donna e della sua capacità riproduttiva) è stata spesso tema di dibattito ed interesse presso gli studiosi di antropologia, trattandosi di un fatto sociale che ha gettato le basi per la formazione di legami e strutture complessi trasformatisi via via in realtà sempre più ampie. Il passaggio alla monogamia, senza dubbio, presentava numerosi vantaggi dal punto di vista “economico”: per i maschi non dominanti, infatti, anziché entrare in competizione con gli altri esemplari più forti, limitando così al minimo le possibilità di accoppiamento, sarebbe stato indispensabile ricorrere ad un tipo di unione che non prevedesse la prevaricazione come unico discrimine tra chi poteva accedere alle donne e chi no. Nasce proprio da questa osservazione l'ultima teoria in merito alla nascita della monogamia, frutto del lavoro di Sergey Gavrilates del Dipartimento di Ecologia e Biologia Evolutiva dell'Università del Tennessee di Knoxville: i risultati della ricerca, pubblicati da Proceedings of the National Academy Of Sciences

Lo scambio "deciso" dalla donna – Secondo il parere dello studioso, infatti, i modelli teorizzati non sono in grado di spiegare da soli una scelta forte che prevede un netto distacco rispetto alla consuetudine biologica: la necessità della tutela della prole, l'esigenza di non disperdere le femmine sul territorio, sono tutti bisogni a cui l'evoluzione dei primati ha saputo rispondere senza ricorrere all'istituto della monogamia. Le ragioni dell'introduzione di questo carattere nelle prime società, successivamente riconosciuto come funzionale e dunque sviluppatosi assieme a queste, sarebbero tutte da ricercare nel vantaggio che le donne avrebbero individuato dall'aver vicino un compagno in grado di provvedere al loro sostentamento alimentare: nell'ambito delle rigide strutture gerarchiche dei primi uomini, le femmine avrebbero iniziato a scegliere volontariamente i maschi più deboli e, quindi, di basso rango, che mai avrebbero avuto la possibilità di accaparrarsi una donna altrimenti. Appurato che tale meccanismo costituiva una garanzia per la loro stessa sopravvivenza, le donne avrebbero deciso di offrire, in cambio della protezione e dell'approvvigionamento, il loro bene più prezioso: la fedeltà. Il carattere si sarebbe, dunque, successivamente evoluto nell'ambito della coppia prendendo sempre più l'aspetto di un'istituzione che il tempo avrebbe codificato nelle forme ufficiali che appartengono a ciascuna cultura, con le dovute differenze tra l'una e l'altra. Ma il tutto, trarrebbe origine da quello: una scaltrezza per assicurarsi del cibo, ripagata con l'assoluta dedizione alla quale le donne avrebbero "educato" gli uomini.

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