29 Maggio 2012
14:59

Diseguaglianze tra classi, una storia vecchia quanto l’Età della Pietra

Nascere da genitori “privilegiati ed agiati” costituiva un fattore discriminante già nel Neolitico: lo studio dei ricercatori dell’Università di Cardiff condotto su oltre 300 scheletri dei primi agricoltori provenienti da diversi siti europei.
A cura di Nadia Vitali

L'ereditarietà? Un'invenzione dei primi coltivatori, quelli che segnarono un passaggio fondamentale nel nostro cammino evolutivo: che, a quanto pare, non si espresse semplicemente nella ricerca e nella scoperta delle tecniche di domesticazione delle piante, ma ebbe numerose implicazioni di natura sociale. La trasmissione della ricchezza ed i privilegi legati al possesso di questa risalirebbero, dunque, all'età neolitica: questo quanto sostenuto da alcuni ricercatori che ritengono di essere risaliti fino a quel momento che potrebbe aver rappresentato l'origine prima delle diseguaglianze tra gli uomini fondate esclusivamente sul patrimonio (e non sull'esercizio della violenza diretta che si manifesta attraverso l'uso della forza).

Nasce l'agricoltura, nascono le disparità – Uno snodo fondamentale all'interno del nostro cammino, da collocare in un arco storico che va dai 7 000 ai 5 000 anni addietro, riscontrabile attraverso quelle mute fonti che, in assenza di scrittura, costituiscono l'unica testimonianza in grado di fornire un aiuto per tentare di ricostruire gli aspetti più significativi del passato della nostra specie: gli scheletri, le tombe, gli oggetti d'uso comune. Proprio attraverso l'analisi e gli esami su oltre 300 resti umani, rinvenuti in sepolture disseminate lungo numerosi siti di tutta l'Europa centrale ed accompagnati o meno da utensili che potevano dare indicazioni in merito allo status del defunto, alcuni studiosi delle università di Bristol, Cardiff ed Oxford ritengono di aver individuato le prime prove evidenti della nascita delle disparità economiche, la cui diffusione sarebbe stata parallela all'acquisizione delle pratiche agricole.

Lo studio sugli scheletri – L'analisi dei livelli degli isotopi dello stronzio (in particolare sullo smalto dentale) viene spesso utilizzata in questi casi per ottenere informazioni riguardanti il luogo di nascita e di vita di un individuo di cui si possiede lo scheletro: assorbito dall'organismo allo stesso modo di come avviene con il calcio, può essere una prova fondamentale per gli studiosi per determinare origini ed eventuali spostamenti nell'arco dell'esistenza. Grazie a questo tipo di esame, per i ricercatori guidati da Alasdair Whittle della Cardiff School of History, Archeology and Religion, è stato possibile rilevare notevoli differenze tra gli uomini sepolti con le proprie asce e quelli rinvenuti in delle tombe spoglie da utensili: sui denti dei primi, infatti, sono state riscontrate firme isotopiche meno variabili il che suggerirebbe la possibilità che avessero accesso a territori più ristretti e delimitati. I segnali dell'esistenza di una divisione tra proprietà?

I nostri risultati, in unione agli studi di archeobotanica che indicano come i primi coltivatori della Germania neolitica avessero un primitivo sistema di possedimento fondiario, suggeriscono come l'origine dei diversi accessi alle terre possa essere fatto risalire alla prima età neolitica piuttosto che soltanto all'età preistorica più tarda, quando le diseguaglianze e il trasferimento di ricchezza tra generazioni diventano più chiaramente evidenziate nelle tombe e nella cultura materiale. Si direbbe proprio che il neolitico introdusse l'ereditarietà della proprietà (intesa come terre ma anche come bestiame) in Europa e che le differenze tra patrimoni nacquero quando ciò accadde. Dopodiché, certamente, il processo è andato avanti: attraverso l'età del bronzo, del ferro e l'era industriale il divario aumentò sempre più, ma i semi sono stati sparsi nell'epoca neolitica. (Alex Bentley, Università di Bristol)

Proprietà, donne e patrilocalità – Verosimilmente, concordano gli studiosi, il ricorso ad una sola area per coltivare è compatibile con l'ipotesi che quel terreno sia migliore dal punto di vista agricolo: proprio quegli uomini che sono stati accompagnati nell'aldilà dal loro utensile più prezioso, l'ascia, portano nei propri denti la testimonianza di aver vissuto grazie a frutti e vegetali germogliati «nelle zone di loess, il suolo fertile e produttivo preferito dai primi agricoltori» come sottolineato dallo stesso Bentley. Grazie alle ricerche, gli studiosi hanno potuto constatare anche un secondo dato fondamentale: in molti casi, gli individui di sesso femminile erano stati sepolti in territori che non erano quelli di loro provenienza. Questo lascia supporre che, in quella società agricola degli albori in cui già si era instaurato una sorta di diritto di proprietà, le donne si spostassero nelle aree in cui vivevano i propri compagni: un forte indizio di patrilocalità, struttura sociale incentrata sul predominio maschile all'interno della quale la famiglia di provenienza dell'uomo diventa la nuova casa della donna dopo l'unione, garantendo così il controllo assoluto sulla discendenza.

Alla radice del male – In conclusione, non può mancare un accenno a Jean-Jacques Rousseau il quale, forse, sarebbe stato lieto di conoscere con tale buona approssimazione la data di quel momento storico da lui additato come causa di tutti i mali dell'umanità nel Discorso sull'origine e i fondamenti dell'ineguaglianza tra gli uomini: quando la nostra specie cessò di essere «selvaggia» e dunque libera, autosufficiente e serenamente pacifica, avviandosi su quella strada che, per il filosofo, fu origine di ogni violenza e volontà di distruzione e anche di autodistruzione.

Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire "questo è mio" e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli, fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quanti assassinii, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i piuoli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi consimili "Guardatevi dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!"

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