Credit: Credit: NASA/JPL/Malin Space Science Systems
in foto: Credit: Credit: NASA/JPL/Malin Space Science Systems

Il metano rilevato su Marte nel 2013 dal rover Curiosity della NASA e dalla sonda europea Mars Express è letteralmente sparito. Gli strumenti ACS e NOMAD equipaggiati sulla sonda Trace Gas Orbiter (TGO) della missione ExoMars, infatti, tra l'aprile e l'agosto del 2018 non hanno trovato traccia del prezioso elemento. Si tratta di un'informazione significativa poiché il metano non è solo associato ad attività geochimiche, ma anche a quelle biotiche. Sulla Terra, del resto, la maggior parte del metano deriva da microorganismi, la cui presenza su Marte – assieme ad altre forme di vita – è suggerita da alcune ricerche, sebbene controverse. Dunque che fine ha fatto il metano?

Nessun errore. Innanzitutto gli scienziati coinvolti nell'indagine, guidata da ricercatori dell'Istituto di ricerca spaziale (IKI) presso l'Accademia delle Scienze russa (RAS), affermano che non ci sono stati errori di lettura da parte dei sensibilissimi strumenti. Il metano rilevato dal rover Curiosity e da Mars Express (confermato anche da una recente ricerca italiana) e la sua assenza determinata dalla sonda TGO, che ha la capacità di “annusare” 50 parti del gas per trilione, sono dati affidabili e ufficiali. Insomma, il metano è davvero sparito tra una rilevazione e l'altra.

Mistero marziano. Secondo gli autori della ricerca, in parole semplici, sul Pianeta rosso sarebbe in atto un processo sconosciuto che rimuove velocemente il metano presente nell'atmosfera, immesso verosimilmente dal sottosuolo (in alcune specifiche regioni). Tra i possibili indiziati c'è la terrificante tempesta di polvere che ha colpito Marte nel 2018, quella che ha anche determinato la “morte” del rover Opportunity. Queste rare e colossali tempeste possono influenzare l'atmosfera marziana per mesi, oscurare il Sole e avere un impatto significativo sulle temperature di tutto il pianeta. Gli scienziati hanno dimostrato che l'evento ha prodotto anche un enorme accumulo di vapore acqueo basato su acqua pesante (con deuterio) nell'alta atmosfera, dopo l'evaporazione delle nuvole di ghiaccio a seguito della tempesta. Non si esclude dunque che in qualche modo simili eventi possano far crollare in qualche modo i livelli di metano, anche se le reazioni chimiche coinvolte dovrebbero essere rapidissime. Saranno necessari ulteriori e approfonditi studi per svelare questo mistero. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature, dove è stato pubblicato anche un secondo articolo dedicato all'accumulo del vapore acqueo.