Credit: Università di Harvard
in foto: Credit: Università di Harvard

Una strana stella che per un giorno ha perduto fino all'80 percento della sua luminosità è stata scoperta a 440 anni luce dal nostro pianeta. Si tratta di EPIC 204376071, una nana rossa che ha subito catalizzato l'interesse degli scienziati. L'aspetto più curioso del processo rilevato, tecnicamente chiamato occultazione, risiede nel fatto che oltre a essere decisamente più intenso di quello della celebre stella di Tabby (che perde “soltanto” il 20 percento della luminosità), è che esso è di tipo asimmetrico. In parole semplici, la stella viene occultata da un'ombra più lunga che larga.

Occultazione. Che cosa può produrre un oscuramento asimmetrico della durata di un giorno? Se la risposta della gigantesca struttura aliena è sicuramente quella più suggestiva, gli scienziati ipotizzano scenari molto meno esotici. Secondo il team guidato dagli astronomi del Kavli Institute for Astrophysics and Space Research presso il celebre MIT, il Massachusetts Institute of Technology, a oscurare la nana rossa potrebbe infatti essere un fluttuante ammasso di polveri e detriti, oppure l'anello di un pianeta simile a Saturno. Gli studiosi coordinati dal professor S. Rappaport, docente presso il Dipartimento di Fisica del MIT, sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato i dati raccolti durante le campagne C2 e C15 del Telescopio Spaziale Kepler, spento nel 2018 dalla NASA.

Dati incongruenti. EPIC 204376071 ha una massa pari al 16 percento di quella del Sole e circa il 63 percento delle dimensioni della nostra stella; è un astro giovane, debole e piccolo, ma non può possedere un proprio sistema di anelli come quello dei pianeti o delle nane brune. Per determinare l'oscuramento dell'80 percento della luminosità, gli astronomi coordinati dal professor Rappaport hanno calcolato il passaggio di un pianeta con un sistema di anelli inclinato, caratterizzato da un'orbita di appena 28 giorni e una distanza del 10 percento di quella che separa Terra e Sole. Ma i conti non tornano, perché gli scienziati hanno studiato la stella per 160 giorni, e il “crollo” della luminosità si è verificato soltanto una volta. Ciò significa che il presunto pianeta dovrebbe avere un'orbita superiore agli ottanta giorni, e non di 28.

Altre ipotesi. Uno scenario più probabile, anche se quello del pianeta non è del tutto scartato, è quello della nube di polveri posizionata tra la Terra e la stella. Potrebbe trattarsi anche del disco protoplanetario presente attorno alle stelle giovani. La risposta al momento non la conosciamo, sarà dunque necessario studiare la stella più a fondo e più a lungo per capire da cosa possa effettivamente dipendere il calo della luminosità. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.