meteo anticicloni

La domanda sarà sorta nelle menti di molti, nelle ultime settimane: di chi è l'idea di attribuire quei buffi nomi alle ondate di caldo che stanno investendo l'Italia? Complice l'informazione che si serve, anche per comodità chiaramente, di un linguaggio ricorrente, sono ormai diversi giorni che personaggi rimossi totalmente dal mondo della conversazione colloquiale (prima di giugno, chi si ricordava dell'esistenza di Scipione l'Africano? E non parliamo, poi, di Minosse e Caronte!) ingiustamente relegati alle righe delle versioni di latino o degli endecasillabi danteschi, troneggiano loro malgrado tra i titoli delle testate giornalistiche. Eppure, tra imprese eroiche e miti del passato dal potentissimo significato culturale, infinite sono le ragioni per le quali costoro meriterebbero qualcosa di più che essere associati a fenomeni atmosferici (oltretutto neanche particolarmente sensazionali giacché si parla pur sempre di caldo estivo, seppur intenso): ripercorriamole per cenni.

Scipione, un eroe nazionale

Insegnare l'inno nazionale ad adulti e bambini è sempre una buona abitudine: meglio ancora sarebbe far conoscere tutti i riferimenti di quel testo che i più appassionati dell'amor di patria cantano con la mano sul cuore. Quando il giovanissimo Goffredo Mameli stese le sue parole di celebrazione dell'Italia non poté esimersi da un doveroso riferimento all'Africano Maggiore, quello «Scipio» il cui elmo sulla testa è il simbolo della vittoria del grande generale romano riportata a Zama contro i cartaginesi di Annibale.

scipione

Eroe patrio illustre al punto da meritare un riferimento nell'inno, da qualche settimana Scipione l'Africano si è ritrovato mestamente a discendere la scala della celebrità fino ad essere investito del ruolo di "slogan" negli annunci relativi alle temperature altissime della seconda metà di giugno, frutto di una bizzarra nuova usanza, mutuata probabilmente dalla più datata abitudine statunitense di battezzare gli uragani con nomi femminili: solo che negli USA sono le stesse autorità competenti a suggerire le etichette per le grosse perturbazioni, rifacendosi alle indicazioni che ricevono dai centri ufficiali di meteorologia. Del resto, se gli uragani in America si presentano con conseguenze devastanti in termini di vittime e danni economici, non si può dire, neanche per scherzo, che il medesimo discorso possa valere per gli anticicloni che mantengono alta la pressione sull'Italia.

Inevitabili, dunque, le polemiche tra gli "addetti ai lavori" con in prima fila Mario Giuliacci, meteorologo nonché conduttore televisivo, che ha coniato un nuovo termine per designare il fenomeno: la meteonomia ovvero la «difficile ricerca scientifica di assegnare un nome agli anticicloni provenienti dall'Africa» che, sottolinea ironicamente il Colonello, renderebbe ormai vana l'attività dei «Meteorologi, i quali perdono tempo a descrivere quale tempo porteranno questi anticicloni una volta giunti sull'Italia». Per la cronaca, tali nomignoli sono stati selezionati dal sito ilmeteo.it che ha inaugurato questa nuova moda del web già da mesi: in Europa, infatti, a parte l'istituto di Berlino, non esiste un sistema di nomenclatura ufficiale, per altro auspicato dai meteorologi dal momento che aiuterebbe ad evitare confusione tra scienziati, mezzi di informazione ed utenti.

Tornando a Scipione, certamente qualcuno si sarà interrogato sulla logica di battezzare un fenomeno proveniente dall'Africa con il nome di un generale romano che si recò dall'altro lato del Mediterraneo. Non sarebbe stato più ragionevole chiamarlo Annibale, a questo punto? La risposta è che anche Annibale c'è già stato, ma nel mese di aprile: solo che, ad essere precisi, si chiamava Hannibal. In fondo, per rendere sempre più celebre l'ondata di caldo del momento, tramite il sito su cui cliccano gli italiani che vogliono conoscere le previsioni, è meglio ricorrere alla versione "esotica" del nome, resa celebre da Anthony Hopkins! Ma in arrivo, dopo gli eroi delle guerre puniche, c'era già pronto il traghettatore dei morti, Caronte: che di storie da raccontare ne ha e di ben più interessanti di un'ondata di caldo estivo.

C'è Caronte: pagate l'obolo!

Forse non tutti sanno che era usanza ancora attestata fino a pochi decenni fa, spiccatamente nei territori corrispondenti alla Magna Grecia ma anche in altre aree dell'Italia oltre che nella stessa penisola ellenica, quella di depositare una moneta d'oro nella bocca di un caro estinto al di sotto della lingua (secondo alcune varianti della tradizione, le monete potevano essere due, appoggiate sugli occhi): erano gli oboli per Caronte, che non furono risparmiati neanche allo stesso Dioniso, quando si recò nell'ade per volere di Aristofane ne Le Rane. Lo psicopompo della mitologia greca, colui il quale traghettava i morti da una riva all'altra dell'Acheronte dietro compenso, o purché i morti avessero ricevuto gli adeguati onori funebri (elemento ricorrente nelle religioni di ogni tempo ed ogni luogo), divenne «Caron dimonio, con occhi di bragia» nei versi del Sommo Poeta: per la nuova tendenza in fatto di "nomenclatura meteorologica" il passo da Caronte a Minosse sarà stato quasi automatico. Seguendo la metafora, infatti, ci si addentra, grazie al traghettatore, nel calore dell'inferno: dove, al varco, attende Minosse.

Minosse, il Re del Labirinto

Il leggendario Re di Creta divenne il giudice delle anime dei defunti già nella remotissima epoca di Omero: quando Ulisse fa il suo incontro con i Cimmeri, addentrandosi nelle nebbiose oscurità dell'oltretomba, si imbatte in Minosse «assiso in trono» e con tanto di scettro tra le Ombre dell'aldilà. Attraverso l'Eneide di Virgilio la tradizione giunse fino a Dante Alighieri che posizionò il sovrano all'ingresso del Secondo Cerchio infernale, immortalandolo in una delle sue terzine più note  «Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia: esamina le colpe ne l'intrata; giudica e manda secondo ch'avvinghia», ovvero comunica il girone a cui è condannato il peccatore che ha di fronte attraverso il numero di giri in cui si avvolge la sua coda.

palazzo minosse

Prima ancora, però, Minosse fu il mitico Sovrano dell'isola dove germogliò e fiorì la civiltà minoica, tra il III millennio ed il 1450 a. C., e dove fece edificare la sua magnifica sede regale. Quando all'alba del ‘900 l'archeologo britannico Sir Arthur Evans scoprì i resti del mitico palazzo di Cnosso, centro economico, politico e religioso di quello che fu un impero marittimo, la vastità e la complessità della struttura fecero supporre a molti che il mito del labirinto di Cnosso traesse origine proprio da lì. A Minosse, infatti, toccò in sorte l'ira di Poseidone che, non avendo ricevuto in sacrificio un toro che aveva mandato al Re, fece innamorare dell'animale la moglie di questo, Pasifae, anch'essa finita tra i personaggi danteschi con la colpa della lussuria: un'unione mostruosa tra i due (avvenuta per mezzo di una giovenca in legno in cui Pasifae si nascose) generò una creatura in parte umana e in parte taurina che ogni anno pretendeva un tributo di sette fanciulli e sette fanciulle. Per nascondere il frutto di quell'orrido amore, il mito vuole che Minosse ordinò a Dedalo di costruire un labirinto ove celare il Minotauro.

Insomma, tutti i protagonisti della solita "estate infuocata" hanno molto da dire, anche se non esattamente sul meteo: ma chi sarà il prossimo personaggio illustre da scomodare, ammesso che tale moda continui ad avere un seguito tra gli utenti e non venga presto rimpiazzata da altro? Forse l'augurio di tutti è che, tra il caldo e la deriva dantesca nei nomi degli anticicloni, si riesca alla fine ad approdare al sospirato Cocito: lì sì che si stava ben freschi.