30 Agosto 2011
16:35

Nell'anniversario di Katrina infuriano le polemiche per Irene

Sei anni fa, tra il 29 e il 31 agosto, New Orleans veniva devastata dall’uragano Katrina: in molti accusarono l’amministrazione Bush di aver adottato un atteggiamento superficiale in quanto a misure di prevenzione. Oggi, dopo Irene, una polemica di segno opposto contro il Presidente Obama.
A cura di Nadia Vitali

Sei anni fa gli Stati Uniti si trovavano a fare i conti con l'uragano Katrina, il più grave mai conosciuto dal paese in termini di danni economici, nonché uno dei più drammatici per il bilancio delle morti. Formatosi il 23 agosto del 2005 durante la stagione degli uragani atlantici, Katrina devastò soprattutto gli stati che affacciano sul Golfo del Messico, raggiungendo il picco di devastazione nello stato della Louisiana tra il 29 ed il 31 di agosto, nella cui città più celebre, New Orleans, si registrò il maggior numero di morti e danni alle infrastrutture. Immagini scolpite nelle memorie di tutti, quelle della città che ha dato nascita e lustro al jazz devastata dal dolore e ricoperta dall'acqua.

Non possono che apparire paradossali, allora, allorché si volge indietro lo sguardo a quei nefasti avvenimenti di appena sei anni fa, le polemiche scatenate ieri in occasione del passaggio dell'uragano Irene sulla città di New York. Il declassamento del fenomeno da uragano a tempesta tropicale, infatti, è stata l'occasione per far piovere sul sindaco di New York Michael Bloomberg e sul presidente Barack Obama le accuse di aver provocato un allarme superiore alla sua reale entità, con Ron Paul, candidato alla nomination per la Casa Bianca, in prima linea a scagliarsi contro le "eccessive" misure di sicurezza adottate.

Tenendo comunque a mente che, se la baia di Hudosn, per sua fortuna, non ha dovuto contare alcuna vittima, il bilancio per gli Stati Uniti, per ora, sarebbe comunque superiore a 30 morti, di certo non poche, e i danni si assesterebbero intorno ai dieci milioni di dollari, viene spontaneo interrogarsi sull'utilità di tali polemiche. Se le misure preventive hanno certamente un costo, esse danno anche dei risultati e sembra piuttosto superfluo criticare qualcosa che dovrebbe essere quello a cui aspirano tutti i paesi; a prescindere dalle imperfezioni a cui vanno incontro tutte le scienze quando si tratta di fare dei pronostici esatti, inclusa la meteorologia.

Nell'impossibilità di poter prevedere che disastri e di quali entità provocherà un fenomeno del genere, meglio eccedere in prudenza, piuttosto che in leggerezza: proprio oggi, ricordando le vittime di New Orleans, bisognerebbe tenere a mente questo, giacché l'amministrazione Bush fu piuttosto carente quanto a misure precauzionali adatte a scongiurare  o a limitare l'impatto di quella tragedia che costò la vita a 1836 persone, con un ammontare di danni di più di 81 miliardi di dollari.

Gli Stati Uniti, o almeno la sua amministrazione attuale, hanno dato dimostrazione di aver imparato la lezione da Katrina. Del resto, è inutile dire che il paese è vittima frequente di eventi catastrofici di questo genere e, dunque, attivare piani per questa tipologia di emergenze si rende indispensabile onde evitare, in futuro, che possano ripetersi tragedie come quella di New Orleans: una città che ancora piange, una ferita che mai si potrà rimarginare.

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