Un centinaio di cetacei, tra i quali diverse femmine incinte, sono stati brutalmente massacrati durante l'ennesima, sanguinaria strage alle Isole Faroe. In base alle drammatiche immagini divulgate da Sea Shepherd, organizzazione senza scopo di lucro che da anni si batte contro le mattanze perpetrate nell'arcipelago subartico, si tratta di circa 80 globicefali o balene pilota (Globicephala melas); tre globicefali di Gray (Globicephala macrorhynchus) – dei quali un piccolo – e più di 13 lagenorinchi acuti (Lagenorhynchus acutus), grandi e giocosi delfini che vivono nell'Oceano Atlantico settentrionale. Tra gli animali trucidati c'erano anche dei neonati: non hanno risparmiato nemmeno loro.

Quella di giovedì 16 agosto è stata la nona “grindadrap” della stagione, cioè la caccia ‘tradizionale' ai cetacei – con barche a motore c'è ben poco di tradizionale – tipica delle Faroe, un protettorato del Regno di Danimarca che tuttavia possiede un governo autonomo. Simili e spietate mattanze, del resto, non sarebbero mai permesse in seno all'Unione Europea, dove i cetacei sono rigorosamente protetti e tutelati da leggi ad hoc.

Una volta individuati in acqua, i mammiferi marini sono stati raggiunti, accerchiati e condotti da numerose imbarcazioni (moto d'acqua comprese) verso la baia di Hvannasund, nella parte nordorientale dell'arcipelago. Lì, ad attenderli, nel primo pomeriggio c'era la solita folla inferocita armata di coltelli, arpioni, lame, uncini e altri strumenti di morte, pronta a macellarli non appena spiaggiati, tra le agghiaccianti urla di dolore e terrore lanciate da animali sociali e intelligentissimi.

Le carcasse quasi decapitate dei mammiferi marini, semi-sommerse nell'acqua lorda di sangue o adagiate sugli scogli, sono state immortalate dagli attivisti di Sea Shepard, mescolati tra la folla di curiosi che ha assistito al massacro. Sulla pagina dedicata all'operazione “Bloody Fjords” (Fiordi Insanguinati) della onlus sono stati pubblicati anche dei video in diretta, che hanno mostrato i cetacei bloccati nella baia della morte sia prima che dopo essere dilaniati a colpi di coltello, attraverso la recisione del midollo spinale.

I faroesi si sentono in pieno diritto di poter trucidare i cetacei in questo modo barbaro per ragioni culturali e alimentari, benché ormai non abbiano più bisogno della loro carne per sopravvivere, dato che importano di tutto e hanno un reddito annuo medio elevatissimo (10mila sterline in più rispetto ai britannici). I cetacei, fra l'altro, a causa della magnificazione biologica sono tra gli animali più contaminati in assoluto, soprattutto di mercurio, eppure questa popolazione si ostina a cacciarli, noncurante della sofferenza e del terrore che provoca in animali così simili a noi. Ad oggi, tutti gli sforzi politici e legali per ostacolare le grindadrap sono stati vani.

[Credit: Sea Shepherd]