Il maltempo che imperversa sull'Italia da un paio di settimane continua a non dare tregua, determinando un susseguirsi di stati di allerta in diverse regioni. Tra i fenomeni registrati, legati a perturbazioni di origine atlantica, vi sono fiumi esondati, raffiche di vento in grado di abbattere alberi e innalzare il livello delle maree, veri e propri tornado e mareggiate. Si contano già le prime vittime e i danni a livello locale sono ingentissimi, in particolar modo a Venezia e dintorni, dove il 12 novembre l'acqua alta ha toccato il secondo record storico, con ben 187 centimetri al di sopra del livello medio del mare. Ma devastazioni sono state registrate anche a Matera, le cui strade sono state letteralmente sostituite da corsi d'acqua; in Toscana dove una tromba d'aria ha abbattuto un migliaio di pini nella riserva nella naturale di Duna Feniglia (Orbetello); nei pressi di Bologna dove è esondato l'Idice provocando l'evacuazione di centinaia di residenti e lungo il litorale laziale. C'è inoltre notevole apprensione per le abbondanti precipitazioni attese in Liguria e la criticità idraulica dell'Emilia Romagna. Per comprendere meglio cosa sta accadendo sul nostro Paese abbiamo contattato il professor Massimiliano Pasqui, fisico esperto di meteorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Professor Pasqui, in Italia stiamo realmente vivendo una situazione eccezionale di maltempo?

Il termine eccezionale lo eviterei proprio. In questo periodo c'è una situazione che meteorologicamente definiamo come tipicamente autunnale, con le caratteristiche tipiche della stagione autunnale. C'è un flusso continuo di masse d'aria atlantiche instabili che trovano un mare più caldo – il Mediterraneo – e che danno luogo a un'amplificazione del maltempo. Ciò è vero soprattutto sul Mediterraneo centrale, come dimostrano gli ultimi 10/15 giorni che abbiamo trascorso in Italia. La situazione può sembrare anomala perché siamo abituati a non avere questi periodi così persistenti e lunghi di maltempo. Negli ultimi anni abbiamo avuto ondate di maltempo e quest'ultima è obiettivamente lunga, ma non eccezionale. Poiché è lunga, in maniera articolata e in varie parti del nostro territorio nazionale ha generato una serie di eventi singoli che hanno dato luogo a situazioni anche estreme. Ad esempio l'acqua alta di Venezia che abbiamo visto, e altre situazioni di precipitazioni. Si sono avvicendate una serie di ondate che hanno generato localmente situazioni anche molto gravi. Dal punto di vista meteo-climatico le chiamerei situazioni estreme.

 

Da cosa sono state originate le ondate di maltempo?

Questa fase perturbata, protratta nel tempo con varie successioni di ondate, in sostanza è stata generata da correnti atlantiche che sono riuscite ad entrare all'interno del Mediterraneo. Ovviamente trovando una situazione favorevole per quello che noi chiamiamo arricchimento di energia, cioè la possibilità delle masse d'aria di assorbire dell'energia ulteriore data dalla superficie dei mari particolarmente calda. Ricordiamo che fino a ottobre avevamo temperature quasi tardo-primaverili e sostanziale bel tempo sulle nostre regioni, dopo di che è arrivato novembre e le cose si sono un po' rovesciate. Ciò a cui dobbiamo fare riferimento sono le caratteristiche tipiche della stagione autunnale e in particolar modo di novembre, di questa specifica fase della stagione. C'è ovviamente la sensazione di un qualche cosa che può sembrare più raro, e in alcuni casi questo è vero, come ad esempio a Venezia. Sono situazioni che localmente hanno presentato caratteristiche estremali; come il tornado che c'è stato sull'Argentario, o i rischi per l'esondazione dell'Arno in diversi punti. Sono situazioni molto delicate e complesse da gestire.

 

Qual è il ruolo dei cambiamenti climatici in tutto questo?

In questi casi dobbiamo vedere come la componente climatica ha cambiato le carte in tavola per l'evento meteorologico. L'elemento più rappresentativo in questo caso potrebbe essere quello dei mari più caldi della norma. Negli ultimi anni il Mediterraneo ha subito un trend di lungo periodo particolarmente intenso di riscaldamento, e questo mette a disposizione più energia per i sistemi. Ciò non vuol dire che i sistemi da soli non sarebbero arrivati. Si tratta di una componente, una combinazione di eventi così come avvenuto per l'acqua alta di Venezia. Uno degli aspetti è stata la combinazione tra venti di scirocco molto intensi e il fatto che i fiumi portavano molta acqua per le abbondanti piogge che c'erano state nell'entroterra. E in tutto ciò vi è anche l'innalzamento del livello del mare, che comunque è presente. Sono eventi meteorologici ma sullo sfondo c'è sempre una componente legata al clima, e in particolar modo al clima che cambia.

 

In futuro dobbiamo attenderci che situazioni del genere diventino sistematiche?

Più che sistematiche, diciamo che abbiamo una ragionevole consapevolezza che potrebbero aumentare in numero ed essere dunque più frequenti. Potrebbe avvenire, ma non è detto che sia così. Ad esempio stiamo osservando un aumento dei periodi siccitosi in cui non piove per niente, dopo di che vediamo alcuni eventi particolarmente intensi. Osserviamo la modifica di alcune caratteristiche che altera equilibri e che vanno a determinare una maggiore pressione su un territorio, come quello italiano, particolarmente vulnerabile dal punto di vista idrogeologico. E questo è essenzialmente dovuto alla trasformazione antropica del nostro territorio; c'è un fattore che amplifica il danno e l'effetto dei fenomeni. Esistono alcuni meccanismi nella variabilità naturale, altri che sono stati fortemente modificati dai cambiamenti climatici e la nostra mano nel modificare il territorio, che combinati insieme danno luogo a situazioni locali che portano parecchi danni e purtroppo anche vittime.

 

Per quanto pensa proseguiranno le ondate di maltempo?

L'attuale situazione meteorologica dovrebbe durare ancora per qualche giorno. Sostanzialmente dovrebbero esserci altri 7/10 giorni caratterizzati da diffusa instabilità. Il che non vuol dire che pioverà sempre e ovunque, ma che le condizioni di precipitazioni diffuse continueranno ancora per un po', e probabilmente si accentueranno nella parte meridionale. La tendenza ci fa intravedere che verso la fine del mese potrebbe esserci un nuovo cambio di regime meteorologico, caratterizzato da una situazione più stabile. Fasi così lunghe e diffuse di maltempo erano parecchi anni che dovevamo vederle, ma fanno parte delle possibilità, con parte delle caratteristiche influenzate dal cambiamento climatico, come indicato.

 

È una situazione diversa rispetto a quella che abbiamo vissuto a maggio?

Maggio in effetti presentava delle anomalie in controtendenza rispetto alla progressione stagionale. A febbraio di quest'anno abbiamo avuto temperature tipicamente di maggio, mentre a maggio esse erano più accostabili a quelle di inizio primavera piuttosto che di fine, con parecchie giornate di pioggia. L'anomalia meteorologica si è presentata con questa “faccia” cupa e bagnata in zone come il centro Italia, dove in quel periodo la stabilità risulta molto più consistente.