La letale influenza aviaria provocata dal virus H7N9 potrebbe corrispondere alla temuta “Disease X” (Malattia X) citata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, una patologia infettiva che tecnicamente ancora non esiste, ma che se e quando emergerà è destinata a scatenare una catastrofica pandemia. Gli effetti della Malattia X potrebbero essere paragonabili a quelli della famigerata influenza spagnola emersa nel 1918, che uccise tra i 50 e i 100 milioni di persone in circa due anni.

A suggerire il potenziale pandemico del virus H7N9 è il professor Jonathan Van-Tam, un dirigente medico del governo britannico che ha la specifica responsabilità di pianificare la risposta sanitaria nazionale a un simile, devastante scenario. In un'intervista al The Telegraph lo scienziato ha dichiarato che l'influenza aviaria H7N9 “è l'esempio di un altro virus che ha dimostrato la sua capacità di trasmissione dagli uccelli agli esseri umani. È possibile che possa essere la causa della prossima pandemia”. E dunque, corrispondere alla famigerata Malattia X.

Ma cos'è esattamente la Malattia X? Ogni anno l'Organizzazione Mondiale della Sanità pubblica la “Blueprint list of priority diseases”, una lista di malattie da mettere nel mirino della ricerca per evitare potenziali emergenze. Tra esse ve ne sono alcune ‘cerchiate in rosso', quelle che dimostrano un rischio pandemico. È proprio in questa lista che compare la Malattia X, una malattia inesistente, ma legata alla "consapevolezza che un'epidemia seria internazionale potrebbe essere provocata da un patogeno attualmente sconosciuto che causa malattie nell'essere umano", come si legge nel comunicato OMS. Insomma, non esiste ma potrebbe scatenarsi da un momento all'altro, e l'aviaria H7N9 è tra le papabili.

Le ragioni di una simile preoccupazione derivano dalle caratteristiche del virus, seguito con grande attenzione dai virologi di tutto il mondo sin da quando è stato isolato per la prima volta nell'essere umano, nel 2013 in Cina. Strettamente correlato all'influenza aviaria H5N1, che dal 2003 ha ucciso circa 400 persone, il virus al debutto non ha presentato una forte patogenicità, tuttavia ha iniziato a mutare rapidamente facendo emergere ceppi decisamente aggressivi. Gli ultimi dati disponibili indicano che in Cina il virus mutato ha infettato 1625 persone, uccidendone 623. Si tratta una mortalità elevatissima, che è circa del 40 percento.

Al momento la trasmissione è stata dimostrata dagli uccelli – dove la malattia è quasi asintomatica – agli uomini; non a caso la maggior parte delle persone contagiate lavorava a stretto contatto con questi animali, ad esempio nei mercati e negli allevamenti dei polli. Nei pazienti la H7N9 provoca febbre alta, tosse e può evolvere in una seria polmonite. Nei casi più gravi la morte sopraggiunge per sindrome da distress respiratorio acuto, insufficienza di vari organi e choc settico. Chi rischia di più per la H7N9 sono le donne incinte e le persone anziane.

Fortunatamente non è stata ancora rilevata la trasmissione da uomo a uomo, la miccia che potrebbe far scattare la catastrofica pandemia e dunque far emerge l'incubo della Malattia X, ma recenti studi con ceppi mutati (condotti sui furetti) hanno dimostrato la facilità di trasmissione nei mammiferi. Qualora dovesse trasformarsi in pandemia, la sua letalità sarà comunque inferiore rispetto a quella manifestata nell'epidemia cinese: “La mortalità è circa il 38 per cento dei casi noti – ha sottolineato Van-Tam – superiore a qualsiasi virus pandemico umano. Ma sarebbe sbagliato pensare che in futuro ci sarà un virus pandemico che potrebbe uccidere il 38 percento delle persone. Cambierà”. Del resto la famigerata influenza spagnola ebbe un tasso di mortalità del 2-2,5 percento, sensibilmente inferiore.

H7N9 potrebbe diventare pandemico per i cambiamenti del clima, le migrazioni degli uccelli e gli spostamenti delle persone, ha dichiarato il professor Oxford, ma al momento non possiamo sapere come evolverà. I virus dell'influenza sono estremamente mutevoli. Quello dell'aviaria originale era considerato potenzialmente pandemico, ma in 19 anni non ha mai dimostrato una simile capacità. Lo stesso potrebbe accadere con H7N9. Insomma, la Malattia X fortunatamente è ancora una malattia inesistente.