I vaccini anti Covid a vettore virale (adenovirus) di AstraZeneca e Johnson & Johnson sono stati associati a un bassissimo rischio di eventi tromboembolici, come emerso dalle indagini dell'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e della Food and Drugs Administration (FDA). Non è ancora chiaro il meccanismo in grado di innescarli, sebbene gli esperti ritengano che possa essere una reazione immunitaria a uno dei conservanti presenti nei farmaci. Tale rischio, seppur molto limitato, ha comportato uno stop totale al vaccino di AstraZeneca in alcuni Paesi (come la Norvegia) e a raccomandazioni d'uso per specifiche fasce di età in altri. In Italia, ad esempio, al momento sono escluse tutte le persone con meno di 60 anni (sebbene si stia pensando di riaprire le somministrazioni a tutti), in Francia tutti gli under 55 e nel Regno Unito i giovani che hanno meno di 30 anni. Un nuovo studio condotto in Norvegia e Danimarca – tra i primissimi Paesi ad “accorgersi” delle anomale trombosi – fa maggiore chiarezza sui tassi di incidenza degli eventi tromboembolici legati al vaccino Vaxzevria di AstraZeneca, evidenziando ancora una volta che si tratta di complicazioni rarissime.

A condurre la nuova indagine è stato un team di ricerca guidato da scienziati del Dipartimento di sanità pubblica dell'Università della Danimarca meridionale, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Istituto norvegese di sanità pubblica di Oslo, del Pharmacovigilance Research Center dell'Università di Copenhagen, dell'Ospedale universitario di Aarhus e dello Statens Serum Institut di Copenhagen. Gli scienziati, coordinati dal professor Anton Pottegård, docente presso la sezione di Farmacologia clinica, farmacia e medicina ambientale dell'ateneo di Odense, sono giunti alle loro conclusioni mettendo a confronto i dati degli eventi tromboembolici emersi nelle persone vaccinate con la prima dose di AstraZeneca (dal 9 febbraio 2021 all'11 marzo 2021) con quelli delle popolazioni generali di Danimarca e Norvegia. Nello specifico, il professor Pottegård e i colleghi hanno analizzato i tassi di tromboembolia venosa, trombosi della vena sinusale, carenza di piastrine (trombocitopenia), disturbi della coagulazione, sanguinamento ed eventi cardiovascolari (come infarto e ictus) tra le coorti a confronto. Tra i vaccinati con la prima dose di Vaxzevria vi erano 148.792 danesi (età media 45 anni, 80 percento donne) e 132.472 norvegesi (età media 44 anni, 78 percento donne).

Incrociando tutti i dati è emerso che si sono verificati 59 eventi tromboembolici tra i vaccinati rispetto ai 30 attesi dagli esperti, sulla base dei tassi di incidenza nella popolazione generale. Ciò corrisponde "a un rapporto di morbilità standardizzato di 1,97 (1,50-2,54) e 11 (5,6-17,0) eventi in eccesso per 100.000 vaccinazioni", si legge nell'abstract dello studio. Gli scienziati hanno osservato un tasso di trombosi della vena sinusale (una rarissima trombosi cerebrale) più elevato di quanto atteso, con un eccesso di 2,5 casi per ogni 100mila dosi di vaccino somministrate. Il rapporto di morbilità per qualsiasi evento di trombocitopenia/disturbi della coagulazione era di 1,52, mentre per il sanguinamento era di 1,23. Tra i vaccinati si sono verificati 15 decessi rispetto ai 44 previsti dai dati. Non sono state rilevate associazioni con ictus e infarti legati a coaguli arteriosi.

Alla luce di questa indagine, di tipo puramente osservativo e dunque senza analisi di rapporti di causa-effetto, i casi di trombosi risultano essere estremamente rari; pertanto i benefici del vaccino di AstraZeneca, come sottolineato dagli autori dello studio (ma anche da EMA e altri enti regolatori), superano i potenziali rischi. “I rischi assoluti di eventi tromboembolici venosi descritti in questo studio sono bassi e i risultati dovrebbero essere interpretati nel contesto dei benefici della vaccinazione contro la COVID-19 sia a livello sociale che individuale”, concludono il professor Pottegård e i colleghi. I dettagli della ricerca “Arterial events, venous thromboembolism, thrombocytopenia, and bleeding after vaccination with Oxford-AstraZeneca ChAdOx1-S in Denmark and Norway: population based cohort study” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica British Medical Journal.