I mozziconi di sigaretta sono di gran lunga gli oggetti inquinanti più numerosi nei mari e negli oceani, eppure non sono finiti nel mirino delle autorità come sacchetti, posate e cannucce di plastica. Fortunatamente ci si sta accorgendo sempre più del devastante impatto ambientale che provocano, di conseguenza stanno sorgendo iniziative ad hoc per sensibilizzare l'opinione pubblica e le case produttrici di sigarette sul tema. In prima linea contro i mozziconi c'è la campagna "Cigarette Butt Pollution Project" fondata dal professor Thomas Novotny, un docente di Sanità Pubblica dell'Università Statale di San Diego, che oltre a snocciolare i numeri impressionanti relativi alla dispersione di questi rifiuti ha portato sul banco degli imputati i filtri. Questi piccoli oggetti in acetato di cellulosa (un tipo di plastica) impiegano infatti circa dieci anni a decomporsi, e sono tra i principali residui inquinanti trovati nelle acque e negli animali marini. Lo studioso sottolinea che diverse ricerche hanno dimostrato la totale inutilità nel proteggere i fumatori dal rischio cancerogeno, di conseguenza sarebbe doveroso sostituirli almeno con filtri equiparabili in materiale biocompatibile e biodegradabile.

Per rendersi conto del danno immenso che provocano i mozziconi, basti pensare che durante la campagna di pulizia organizzata da The Ocean Conservancy avviata nel lontano 1986, fino ad oggi sulle spiagge di tutto il mondo ne sono stati raccolti ben 60 milioni. È un terzo di tutti gli articoli raccolti, e sono molti di più di cannucce, tappi, posate e sacchetti di plastica messi assieme. Ogni anno, del resto, vengono prodotte ben 5,6 trilioni di sigarette, e ciascuna di esse ha il proprio filtro in acetato di cellulosa. I due terzi delle "bionde", a causa dell'inciviltà di moltissimi fumatori, vengono gettati a terra, nei tombini, sulle spiagge, lungo le strade e in qualunque altro posto per liberarsene; da qui finiscono rapidamente in mare trasportati da fiumi e acque reflue, dove vengono scambiati per cibo dagli animali marini. I ricercatori hanno trovato frammenti o interi mozziconi di sigaretta nel 30 percento delle tartarughe marine e nel 70 percento degli uccelli marini, come indicato in un approfondito report pubblicato da CNBC News. A rendere così inquinanti i mozziconi di sigaretta non ci sono solo i filtri, ma anche le numerose sostanze chimiche che rilasciano nell'ambiente.

Per tutte queste ragioni gli studiosi chiedono lo stesso cambio di rotta che è stato attuato verso la plastica, che ha portato a vietare palloncini, stoviglie monouso e cannucce in diverse città del mondo. Anche la Commissione europea si è mossa in questo senso, proponendo nuove norme che vanno a colpire alcuni dei prodotti monouso più diffusi, tra i quali piatti, cotton fioc, agitatori per bevande e bastoncini per palloncini. Le aziende produttrici di sigarette dovrebbero inoltre essere coinvolte nella soluzione del problema promuovendo l'uso di posacenere portatili, i già citati filtri biodegradabili e soprattutto campagne contro l'abbandono dei rifiuti nell'ambiente da parte dei fumatori. Un grande contributo dovrà inoltre essere dato dalla promulgazione di leggi ad hoc per punire con sanzioni salate (e magari qualche sessione di pulizia in spiaggia) chi si macchia di comportamenti incivili che danneggiano l'ambiente e la nostra salute.

[Credit: Semevent]