Alla data odierna, martedì 13 ottobre, in base alla mappa interattiva sviluppata dagli scienziati americani dell'Università Johns Hopkins la pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 nel mondo ha contagiato quasi 38 milioni di persone e ne ha uccise 1 milione e 81mila (in Italia si registrano 360mila contagi complessivi e 36.205 morti). Gli studi epidemiologici hanno mostrato chiaramente che gli anziani sono più esposti al rischio di sviluppare la forma grave della COVID-19 (l'infezione provocata dal patogeno emerso in Cina) e di morire per essa; la stragrande maggioranza dei decessi, infatti, riguarda persone in tarda età, come mostra anche questa tabella dell'Istituto Superiore di Sanità. Ciò, tuttavia, non è chiaro se dipenda dal fatto che gli anziani siano più suscettibili a contrarre il virus o perché una volta contagiati, vista la condizione di fragilità, abbiano più probabilità di perdere la vita. Un nuovo studio ha dimostrato che l'età non ha nulla a che vedere con la suscettibilità di essere contagiati.

A determinare che l'età non influenza le probabilità di contrarre l'infezione è stato un team di ricerca giapponese guidato da scienziati dell'Università di Hokkaido, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Scuola di specializzazione in Scienze Biomediche e della Salute dell'Università di Hiroshima e del Dipartimento di Fisica e Matematica dell'Università Aoyama Gakuin di Tokyo. Gli scienziati, coordinati dal professor Ryosuke Omori, a capo del Centro di ricerca per il controllo delle Zoonosi dell'ateneo di Sapporo, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato statisticamente i dati di tre distinti Paesi: Italia, Spagna e Giappone.

Il motivo per cui Omori e colleghi si sono concentrati su queste tre nazioni per capire il legame tra età, gravità e suscettibilità all'infezione dipende da due ragioni specifiche: innanzitutto sono a disposizione dati pubblici accurati sull'impatto della pandemia in ciascuno dei Paesi; in secondo luogo, benché abbiano registrato tassi di mortalità sensibilmente diversi (a maggio 2020 il numero di morti per ogni 100mila abitanti era di 13,2 in Giappone, 382,3 in Italia, e 507,2 in Spagna), la distribuzione dei decessi per età era sostanzialmente invariata. Lo dimostra il grafico sottostante, nel quale fino all'età di 39 anni gli indicatori si equivalgono, mentre nelle fasce di età superiori sono presenti leggerissime fluttuazioni.

“Tra Italia, Spagna e Giappone, la distribuzione per età della mortalità per COVID-19 mostra solo una piccola variazione, anche se il numero di morti per Paese mostra una grande variazione”, hanno scritto gli scienziati nell'abstract del proprio studio, pertanto, “per capire ciò che determina questa situazione – hanno aggiunto gli studiosi – abbiamo messo a punto un modello matematico che descrive le dinamiche di trasmissione e la storia naturale della COVID-19”. In parole semplici, Omori e colleghi hanno tenuto in considerazione diversi parametri per ‘alimentare' il modello matematico, come la frazione delle infezioni sintomatiche; la stima dei contatti da uomo a uomo in ciascuna fascia di età; le misure introdotte da ciascun Paese per contenere la diffusione dei contagi come il lockdown (che influenza il fattore R0, il numero medio di persone che ogni infetto può contagiare); il tasso di mortalità e altro ancora. Incrociando tutti i dati, il modello matematico ha mostrato che la suscettibilità al virus – cioè il rischio di contrarre l'infezione – non è dipendente dall'età, mentre dipendono da essa lo sviluppo dei sintomi, la progressione della malattia e appunto la mortalità.

Naturalmente i risultati dello studio vanno letti nell'ottica delle probabilità, pertanto gli scienziati non possono escludere al 100 percento che l'età non influenzi in qualche modo la suscettibilità al virus; sarà necessario condurre indagini con un numero di dati ancora superiore per avere tutte le conferme del caso. I dettagli della ricerca “The age distribution of mortality from novel coronavirus disease (COVID-19) suggests no large difference of susceptibility by age” sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports del circuito Nature.