Il metodo principale con cui si trasmette la COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2, è il cosiddetto droplet, ovvero le goccioline che espelliamo dalla bocca quando tossiamo, starnutiamo o semplicemente parliamo. È per questa ragione che il distanziamento sociale rappresenta un'arma particolarmente efficace per spezzare la catena dei contagi, al pari del certosino lavaggio delle mani. In quest'ottica stanno raccogliendo sempre più consensi anche le mascherine, che nella fase iniziale della diffusione della pandemia in Europa sono state in qualche modo “demonizzate” e considerate “inutili”, molto probabilmente a causa della carenza delle stesse. Del resto vi era la necessità che le poche disponibili fossero (giustamente) a disposizione del personale sanitario e dei pazienti immunodepressi. Con la produzione sempre più massiva, questi dispositivi di protezione individuale sono passati dall'essere quasi osteggiati a diventare raccomandati, fino all'uso obbligatorio in determinate circostanze. Non è un caso che giocheranno un ruolo fondamentale nella cosiddetta “Fase 2” dell'emergenza, anche quelle fatte in casa in tessuto.

A “certificare” la bontà delle mascherine fai-da-te è stata la Fondazione GIMBE, organizzazione senza scopo di lucro con sede a Bologna che ha l'obiettivo “di favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica, al fine di migliorare la salute delle persone e di contribuire alla sostenibilità di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico”. Gli esperti hanno tradotto in italiano un articolo “per il grande pubblico” messo a punto dagli scienziati Trisha Greenhalgh e Jeremy Howard dell'Università di Oxford e dell'Università di San Francisco. I due hanno condotto una revisione di 80 pubblicazioni scientifiche, grazie alla quale sono giunti alla conclusione che indossare le mascherine è efficace e importante nel contrasto alla pandemia ci coronavirus, pur non esistendo "trial clinici randomizzati e controllati che dimostrano l’efficacia delle mascherine a livello di popolazione per rallentare il contagio" e che "non tutte le evidenze scientifiche disponibili ne supportino l’utilizzo". Nonostante ciò, spiegano gli studiosi, la maggior parte delle indagini “giunge a una conclusione molto netta: tieni per te le tue droplet e usa la mascherina”. A suffragio dell'utilizzo di massa delle mascherine vi è anche un lungo articolo pubblicato dal professor Sui Huang, biologo molecolare e cellulare presso il prestigioso Institute for Systems Biology (ISB) di Seattle, nel quale ha spiegato con precisione le ragioni per cui tutti noi dovremmo indossare questi dispositivi.

Nella sintesi tradotta dal GIMBE viene sottolineato che una semplice mascherina di cotone fatta in casa è in grado di ridurre di ben 36 volte la carica virale emessa da una persona infetta, con un impatto significativo sulla probabilità di contagiare qualcuno vicino. Ricordiamo infatti che le mascherine chirurgiche e quelle fai-da-te sono utili per il cosiddetto “controllo della sorgente”, ovvero nella riduzione del rischio che una persona infetta possa spargere il virus. Non proteggono direttamente chi la utilizza. Ovviamente, se tutti le indossiamo, il fattore protettivo è per chiunque. Anche alla luce del fatto che una percentuale significativa (circa il 25 percento) dei contagiati da coronavirus non ha sintomi. “La trasmissione da soggetti asintomatici, largamente sottostimata, rappresenta il tallone d'Achille delle strategie per contenere la pandemia”, ha dichiarato il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta.

Le mascherine fai-da-te in tessuto sarebbero persino più efficaci nel trattenere il droplet rispetto a quelle chirurgiche. In base a quanto rilevato da un team di ricerca sudcoreano guidato da scienziati dell'Asan Medical Center presso lo University of Ulsan College of Medicine di Seoul, la carica virale media espulsa con colpi di tosse senza mascherina, con una mascherina chirurgica e con una mascherina di cotone è risultata essere rispettivamente di 2.56 log copie/mL, 2.42 log copie/mL, e 1.85 log copies/mL. Va tenuto presente che le dimensioni e le concentrazioni del coronavirus SARS-CoV-2 negli aerosol generati con la tosse non sono note. Come sottolineano gli scienziati coreani, particelle da 0,04 a 0,2 micrometri possono penetrare nelle maschere chirurgiche, e poiché la dimensione delle particelle de coronavirus della SARS è stimata tra 0,08 a 0,14 micrometri, "supponendo che SARS-CoV-2 abbia dimensioni simili, è improbabile che le maschere chirurgiche filtrino efficacemente questo virus”.

Per quanto concerne le mascherine in tessuto fai-da-te, il testo tradotto dalla Fondazione GIMBE sottolinea che non ci sono evidenze che questi dispositivi “debbano essere costruiti con materiali o tecniche particolari”. Per realizzarne una si può fare affidamento a “una maglietta, un fazzoletto, un tovagliolo di carta”, oppure si può anche “solo indossare una sciarpa o una bandana sulla bocca”, nel caso in cui non fosse disponibile altro. Per un miglior risultato, gli scienziati raccomandano di inserire un tovagliolo di carta tra due strati di tessuto di cotone come filtro, da eliminare dopo ogni utilizzo (facendo sempre attenzione all'igiene delle mani). Le mascherine in tessuto possono inoltre essere lavate in lavatrice e indossate di nuovo come un qualsiasi altro indumento, si sottolinea infine nel documento.