Come di consueto, con l'arrivo delle stagioni fredde tornano a diffondersi i malanni causati dai patogeni responsabili di raffreddori, sindromi parainfluenzali e influenza. Ciò avviene non perché le malattie respiratorie sono innescate dal freddo, ma perché con le basse temperature siamo spinti a stare al chiuso, in luoghi più affollati e meno areati, e poiché l'aria refrigerata favorisce l'aggressione di virus e batteri (ad esempio a causa della vasocostrizione e della riduzione del movimento delle ciglia nelle alte vie respiratorie), tali patologie emergono e si diffondono più facilmente. Quest'anno, tuttavia, il raffreddore e l'influenza saranno “accompagnati” dalla COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2, e poiché tutte e tre sono causate da virus respiratori hanno in parte una sintomatologia che si sovrappone. Fra i (potenziali) sintomi in comune vi sono febbre, tosse, mal di gola, mal di testa e altri ancora: dunque come fare a distinguere una patologia dall'altra? Naturalmente la diagnosi la può fare soltanto il medico, ma l'Organizzazione Mondiale della Sanità, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani, diverse università e altri istituti e centri di ricerca hanno pubblicato diversi articoli sulla questione, provando a spiegare nel dettaglio quali possono essere i "campanelli d'allarme" da tenere in considerazione. Ecco cosa sottolineano.

Differenza tra raffreddore e influenza

Per prima cosa, indichiamo le differenze tra e raffreddore e influenza, due patologie che spesso vengono confuse da chi le contrae. I Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie americani, tra i principali organi di salute pubblica, hanno stilato un utile elenco composto da cinque punti che possono aiutarci a capire se stiamo soffrendo di una o dell'altra patologia. In primo luogo, se i sintomi hanno un esordio repentino e virulento, determinando un malessere generale che innesca anche dolori articolari e muscolari, è più probabile che si tratti di influenza. Se invece spossatezza, naso che cola (rinorrea) e congestione si manifestano in modo lieve e graduale è più probabile che si tratti di un semplice raffreddore. Per quanto concerne la febbre, essa raramente si presenta con un raffreddore, e quando accade di solito è una febbriciattola: se la colonnina di mercurio del termometro supera i 37,8° C, spiegano i CDC, allora è molto più probabile che si abbia un'influenza. Se febbre, dolori, spossatezza sono così forti da farci sentire a “pezzi”, ancora una volta è molto più probabile che si sia contratto un virus influenzale (A o B). Anche il mal di testa è raro con un semplice raffreddore, così come i brividi: se sono accompagnati da sintomatologia importante, è più probabile che si tratti di influenza.

Differenza tra raffreddore e infezione da coronavirus

Nel recente articoloComparison of COVID-19 and common cold chemosensory dysfunction” pubblicato sulla rivista scientifica specializzata Rhinology, un team di ricerca internazionale guidato da scienziati delle Cliniche Universitarie Saint-Luc di Bruxelles e dell'Università Cattolica di Lovanio (Belgio) hanno messo a confronto un sintomo che si sperimenta sia con l'infezione da coronavirus che col raffreddore: la perdita dell'olfatto. Tra le principali differenze registrate dai ricercatori, che hanno coinvolto pazienti con le due condizioni, vi è il fatto che chi aveva il coronavirus poteva respirare liberamente col naso, mentre quelli col raffreddore non potevano a causa delle vie aeree “chiuse” dalla rinorrea. Inoltre i pazienti con COVID-19 non riuscivano a percepire i gusti dolce e amaro. Queste differenze sono legate al fatto che la disgeusia e l'anosmia sono sintomi neurologici provocati dall'infezione del patogeno emerso in Cina, che riesce a infiammare il sistema nervoso centrale. Il professor Gianvincenzo Zuccotti, primario del reparto di Pediatria presso l’Ospedale Buzzi di Milano, in un'intervista sul Corriere della Sera ha inoltre sottolineato che nel caso in cui un bambino dovesse manifestare solo sintomi tipici del raffreddore, senza disturbi gastrointestinali e congiuntivite, “possiamo essere abbastanza certi di essere di fronte a un classico caso di raffreddamento stagionale”. Nel caso in cui vi fosse febbre, superiore ai 37,5° C, vomito e diarrea, allora si può sospettare la COVID-19.

Differenza tra infezione da coronavirus e influenza

La differenza tra l'influenza e la COVID-19 può essere molto sottile, a causa del fatto che entrambe le condizioni possono manifestarsi con una sintomatologia molto varia, che va da zero sintomi (condizioni asintomatica) a grave e potenzialmente letale, benché il coronavirus SARS-CoV-2 lo è decine di volte di più, come determinato da una indagine coordinata dai CDC americani. A rendere la situazione ancor più complicata la sovrapposizione dei sintomi di base, laddove spesso solo un tampone rino-faringeo può determinare se si sta soffrendo di una o dell'altra patologia. Come affermato dagli scienziati della prestigiosa Università Johns Hopkins, entrambe le malattie possono causare febbre, tosse, dolori muscolari e talvolta vomito e diarrea, in particolar modo nei bambini. Entrambe, inoltre, possono sfociare nella polmonite. I virus responsabili si diffondono in maniera simile, ovvero attraverso le goccioline che espelliamo quando respiriamo, parliamo, tossiamo e starnutiamo (ecco perché l'importanza del distanziamento sociale, delle mascherine e dell'igiene delle mani). Poiché sono causate da virus, le due malattie non possono essere curate con antibiotici, ed entrambe vengono trattate cercando di contrastare i sintomi. Sia la COVID-19 che l'influenza possono causare serie complicazioni, come insufficienza respiratoria; sindrome da distress respiratorio acuto (cioè liquido nei polmoni); sepsi; insufficienze multiorgano; infiammazioni a cuore, cervello e altri sistemi. L'infezione provocata dal SARS-CoV-2, tuttavia, dal punto di vista statistico provoca queste condizioni con una frequenza sensibilmente superiore, come del resto evidenzia il tasso di letalità. Veniamo alle differenze. Le prime indicate dall'Università Johns Hopkins sono le stesse del raffreddore: l'anosmia e la disgeusia. “La COVID-19 a volte può causare la perdita improvvisa dell'olfatto (anosmia) o del gusto (ageusia) in una persona, mentre l' influenza in genere non influisce sull'olfatto o sul gusto”, scrivono i ricercatori. Se la febbre è persistente e si nota che gli antipiretici non danno l'effetto sperato, si può contattare il proprio medico curante che saprà dare tutte le indicazioni del caso. Per quanto concerne la tosse, quella causata dal coronavirus solitamente è secca (non produttiva di catarro, almeno nelle fasi iniziali), stizzosa e persistente. Un recente studio pubblicato su Frontiers in Public Health ha dimostrato che le infezioni da coronavirus tendono a iniziare con la febbre, seguita da tosse e dolori muscolari. Nell'influenza spesso il primo sintomo è invece la tosse. Da non sottovalutare le difficoltà respiratorie (il “fiato corto”o dispnea); esse possono presentarsi sia con l'influenza che con la COVID-19, tuttavia nella seconda evolvono più spesso in polmonite, a causa della "discesa" del patogeno nelle basse vie respiratorie. Contattare sempre e immediatamente il proprio medico curante quando si sperimentano difficoltà di questo genere. Come sottolineano i CDC, la maggior parte delle persone che contrae l'influenza guarisce in pochi giorni, comunque nel giro di un paio di settimane, ma anche con questa infezione possano svilupparsi complicazioni. Ribadiamo che gli unici che possono fare una diagnosi sono i medici, pertanto queste indicazioni sopraindicate sono solo conoscitive, anche se diffuse da autorità competenti.