Il viaggio del rover Curiosity alla ricerca di forme di vita sul Pianeta rosso subisce, dopo oltre un anno di duro lavoro, una brusca battuta d'arresto dopo gli ultimi dati raccolti grazie al suo laboratorio mobile: le tracce di metano presenti sulla superficie di Marte, infatti, sarebbero piuttosto scarse, al punto da far dubitare della presenza di forme viventi attive. A renderlo noto sono gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory presso il California Institute of Technology e del Goddard Space Flight Center della NASA in un articolo pubblicato da Science.

Metano, la firma della vita –  Misurazioni effettuate negli scorsi anni, con l'ausilio di telescopi e satelliti, avevano rilevato piccoli ma significativi quantitativi di metano che avevano acceso le speranze degli studiosi: sulla Terra, infatti, il 95% del gas è il prodotto dell'attività biologica, vivente o anche fossile. Quelle molecole potevano essere il segno lasciato da colonie di batteri in passato o, addirittura, tuttora esistenti. Ma i rilievi in loco effettuati grazie alla sofisticata strumentazione di Curiosity sembrano aver momentaneamente intaccato l'ottimismo dei ricercatori: così ha sentenziato il Tunable Laser Spectrometer (TLS) a bordo del veicolo spaziale NASA, strumento progettato appositamente per misurare e registrare l'entità della presenza di gas su Marte. I rilievi dicono che nell'atmosfera del Pianeta Rosso il metano c'è ma sarebbe effettivamente in quantità assai inferiori rispetto a quanto precedentemente ipotizzato: 1.3 parti di miliardo per volume.

Vite "aliene" …  – Sushil Atreya della University of Michigan, tra i coautori dello studio, spiega che il fatto che il metano sia presente in quantità così ridotte suggerirebbe fortemente come ne sia stato prodotto in generale molto poco. «Non c'è un modo per far sì che il metano scompaia rapidamente poiché è persistente: sarebbe rimasto per centinaia di anni nell'atmosfera marziana. In assenza di un qualunque modo per eliminarlo rapidamente, le nostre misurazioni indicano chiaramente come non c'è sufficiente gas nell'atmosfera per ammettere che ci sia stato immesso grazie ad alcun tipo di meccanismo, sia esso di natura biologica, geologica o frutto della degradazione per effetto dei raggi ultravioletti di materiale organico giunto sulla superficie attraverso la caduta di meteoriti o dalle particelle di polvere interplanetaria». Però fa sapere Michael Meyer, a capo del progetto NASA per l'esplorazione di Marte, non tutte le speranza sono definitivamente perdute: «Questo importante risultato potrebbe aiutarci a direzionare i nostri sforzi nell'esaminare la possibilità di vita su Marte» ha dichiarato «Esso infatti riduce drasticamente le probabilità di trovare microbi tutt'ora in grado di produrre metano ma, al contempo, ci indirizza verso uno specifico tipo di metabolismo microbico. Sappiamo bene infatti che esistono molti microbi terrestri che non generano metano».

… O vite passate? – Nel marzo del 2003 i ricercatori annunciarono di aver individuato una nube nei pressi dell'equatore marziano contenente 19.000 tonnellate di metano, oltre a diversi "pennacchi" che facevano ben sperare gli scienziati: quelle osservazioni, effettuate grazie a telescopi posti sulla Terra e satelliti, oggi vengono indicate dagli studiosi come una probabile interpretazione errata dei dati. Senza dubbio l'arrivo di Curiosity, a caccia di tracce di vita passata, ha cambiato radicalmente l'approccio con il Pianeta Rosso e le possibilità di errore si sono così rapidamente ridotte: dopo l'ultima scoperta, spetta ancora a lui verificare se, in passato, batteri primordiali sono state le forme di vita presenti su Marte.