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Coronavirus
12 Aprile 2021
12:13

La variante sudafricana può aggirare il vaccino Covid di Pfizer: lo mostra uno studio israeliano

Mettendo a confronto i dati di 400 cittadini israeliani vaccinati (totalmente o parzialmente) contro il coronavirus SARS-CoV-2 che sono stati comunque infettati con quelli di 400 persone non vaccinate e contagiate, un team di ricerca dell’Università di Tel Aviv ha dimostrato che nei primi la variante sudafricana aveva una prevalenza otto volte superiore. Ciò suggerisce che questo ceppo del patogeno pandemico ha una maggiore capacità di aggirare le difese immunitarie del vaccino, nello specifico quello di Pfizer-BioNTech. Non è stata comunicata la gravità dell’infezione sviluppata dai vaccinati, ma al momento è noto che i vaccini anti Covid proteggono al 100% dalla morte e dal ricovero in ospedale.
A cura di Andrea Centini
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Particelle virali del coronavirus (in giallo). Credit: NIAID
Particelle virali del coronavirus (in giallo). Credit: NIAID
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Le ragioni per cui le varianti del coronavirus SARS-CoV-2 preoccupano esperti e istituzioni sono molteplici: si spazia dalla maggiore trasmissibilità e letalità, come determinato per la variante inglese B.1.1.7, alla capacità di resistere agli anticorpi neutralizzanti, sia quelli indotti da una precedente infezione naturale che quelli innescati dalla vaccinazione. Tale caratteristica è stata associata alla variante sudafricana (B.1.351 o 501Y.V2) e a quella brasiliana (P.1, Variant of Concern 202101/02 e 20J / 501Y.V3), che condividono una cosiddetta “mutazione di fuga immunitaria” – chiamata E484K – sulla proteina S o Spike che indurrebbe una certa resistenza agli anticorpi. Ora c'è anche una prima ricerca a confermare nel "mondo reale" che ciò può verificarsi davvero, perlomeno con la variante sudafricana e in chi è stato vaccinato col BNT162b2/Tozinameran, il farmaco anti Covid messo a punto dal colosso farmaceutico Pfizer in collaborazione con l'azienda biofarmaceutica BioNTech.

A determinare che la variante sudafricana è in grado di aggirare il vaccino anti Covid di Pfizer è stato un team di ricerca israeliano guidato da scienziati della Facoltà di Scienze della Vita “George S. Wise” dell'Università di Tel Aviv, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Clalit Research Institute – Clalit Health Services (il principale fornitore di assistenza sanitaria nel Paese), del The Gertner Institute for Epidemiology and Health Policy Research – Chaim Sheba Medical Center, del Rabin Medical Center e di altri centri di ricerca israeliani. Gli scienziati, coordinati dal professor Adi Stern, docente presso la Scuola di Biomedicina e Ricerca sul Cancro “Shmunis” dell'ateneo di Tel Aviv, hanno determinato questa capacità della variante inglese analizzando i tassi di contagio da SARS-CoV-2 tra i vaccinati del gruppo Clalit. Israele ha stretto un forte accordo con Pfizer per ottenere un'ampia fornitura di dosi – non a caso è tra i primissimi Paesi al mondo per somministrazioni -, dalla quale derivano diversi pionieristici studi sulla campagna vaccinale.

Come specificato dal professor Stern in un'intervista concessa all'Agence France Presse (AFP), l'Università di Tel Aviv ha messo a confronto i dati di 400 persone parzialmente o totalmente vaccinate contro il coronavirus SARS-CoV-2 che hanno contratto l'infezione con quelli di 400 non vaccinate, anch'esse colpite dalla COVID-19 (l'infezione provocata dal virus). Dall'analisi dei dati è emerso che tra le 150 persone completamente vaccinate che avevano l'infezione, la prevalenza della variante sudafricana era otto volte superiore rispetto a quella osservata nei non vaccinati. Ciò suggerisce che la protezione del vaccino di Pfizer-BioNTech BNT162b2/Tozinameran sia inferiore contro la variante sudafricana, sottolineano gli autori della ricerca. Il recente studio “SARS-CoV-2 variants B.1.351 and P.1 escape from neutralizing antibodies” guidato da scienziati del Centro tedesco per i primati (DPZ) – Leibniz Institute for Primate Research di Gottinga aveva recentemente osservato tali capacità elusive in test di laboratorio.

“La variante sudafricana è in grado, in una certa misura, di superare la protezione del vaccino”, ha dichiarato all'AFP l'autore principale della ricerca israeliana. Poiché gli infettati completamente vaccinati che hanno sviluppato la variante sudafricana sono stati pochissimi (otto in totale), i ricercatori non hanno indagato sulla gravità della malattia sviluppata poiché considerato un dato “statisticamente poco significativo”. Al momento è noto che tutti i vaccini anti Covid approvati per l'uso dell'emergenza proteggono al 100 percento dalla morte e dal ricovero in ospedale, ma non totalmente da eventuali sintomi significativi in caso di infezione sintomatica. L'elusività della variante sudafricana (e potenzialmente anche di quella brasiliana) sottolineano la necessità di vaccinare quante più persone possibili e il più velocemente possibile, oltre che di mantenere gli interventi non farmaceutici – come uso delle mascherine e distanziamento sociale – fino a quando la situazione epidemiologica non uscirà dalla fase emergenziale. Al momento in Israele, che ha una popolazione di poco meno di 9 milioni di abitanti, 5,3 milioni di persone hanno ricevuto la prima dose e 4,9 milioni anche la seconda. I dettagli della ricerca “Evidence for increased breakthrough rates of SARS-CoV-2 variants of concern in BNT162b2 mRNA vaccinated individuals” sono stati pubblicati sul database MedrXiv in attesa della revisione paritaria e la pubblicazione su una rivista scientifica.

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