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Covid 19
3 Luglio 2021
09:26

La variante Epsilon più resistente agli anticorpi di vaccini, guariti e monoclonali per 3 mutazioni

Analizzando la struttura molecolare, i meccanismi di infezione e la resistenza all’attività neutralizzante della variante Epsilon del coronavirus, precedentemente conosciuta come variante californiana, un team di ricerca internazionale ha determinato che a causa di tre mutazioni critiche sulla proteina S o Spike questo ceppo ha una maggiore capacità di “sfuggire” agli anticorpi indotti dai vaccini, dei guariti e ai monoclonali.
A cura di Andrea Centini
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Al momento il ceppo del coronavirus SARS-CoV-2 che preoccupa di più gli esperti è la variante Delta (ex seconda indiana B.1.617.2), divenuta dominante nel Regno Unito alla metà di maggio 2021 e proiettata verso lo stesso traguardo – entro l'estate – anche nel resto d'Europa e negli Stati Uniti. La ragione risiede nel fatto che, rispetto al lignaggio originale e alla variante Alfa (ex inglese B.1.1.7), secondo gli esperti risulta molto più trasmissibile (fino al 60 percento), potenzialmente più aggressiva e con una certa capacità elusiva nei confronti dei vaccini. Non a caso l'efficacia della singola dose contro di essa viene abbattuta attorno al 33 percento, mentre con due dosi si risulta comunque ben protetti. Le mutazioni di fuga immunitaria, cioè quelle che rendono le varianti in grado di resistere agli anticorpi indotti dalla vaccinazione e da precedenti infezioni naturali, sono considerate la minaccia principale nella lotta alla pandemia. Ora un gruppo di studiosi ha scoperto che la variante Epsilon (ex californiana CAL.20C, suddivisa nelle linee figlie B.1.427 e B.1.429) possiede una “marcia in più” da questo punto di vista e riesce ad abbattere in modo significativo l'attività neutralizzante degli anticorpi. In altri termini, nel caso dovesse prendere il sopravvento, rappresenterebbe un pericolo serio e concreto per la salute pubblica globale.

A determinare che la variante Epsilon è in grado di resistere agli anticorpi è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università di Washington, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di Humabs Biomed SA di Bellinzona (Svizzera), di Vir Biotechnology (San Francisco), della Clinica di Medicina Interna e Malattie Infettive e di altri istituti elvetici e statunitensi. Gli scienziati, coordinati dai professori Matthew McCallum e David Veesler, docenti presso il Dipartimento di Biochimica dell'ateneo di Seattle, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver studiato la struttura molecolare, i meccanismi di infezione e la resistenza all'attività neutralizzante della variante Epsilon, scoperta nel maggio del 2020 in California e oggi diffusa almeno in 34 Paesi. Attraverso studi di criomicroscopia elettronica hanno osservato come tre specifiche mutazioni di fuga immunitaria modificano in modo significativo la struttura della proteina S o Spike, il “grimaldello biologico” che il coronavirus sfrutta per legarsi al recettore ACE-2 delle cellule umane, rompere la parete cellulare, avviare l'invasione e il processo di replicazione, che determinano la malattia chiamata COVID-19.

Nello specifico, le tre mutazioni critiche sono la S13I nel peptide segnale; la W152C nel dominio N-terminale (NTD) e la L452R nel dominio legante il recettore (RBD). Testando il plasma di guariti ricco di anticorpi e di vaccinati con un vaccino anti Covid a mRNA (come il Moderna e lo Pfizer), gli scienziati hanno osservato che a causa di queste tre mutazioni la variante Epsilon riduce l'attività neutralizzante fino a 3,5 volte. La mutazione L452R ha ridotto l'attività neutralizzante di 14 su 34 anticorpi monoclonali specifici per il dominio legante il recettore, mentre le mutazioni S13I e W152C hanno determinato la perdita totale di neutralizzazione per 10 su 10 anticorpi monoclonali specifici per il dominio N-Terminale. In altri termini, la variante Epsilon non solo ha la capacità di eludere gli anticorpi indotti dai vaccini e dalle precedenti infezioni naturali, ma resiste anche a potenziali trattamenti col plasma dei guariti o con gli anticorpi monoclonali, considerati un'arma preziosa per combattere la COVID-19 se somministrati precocemente. Studiando a fondo le caratteristiche di questa variante, si potranno mettere a punto vaccini e trattamenti di seconda generazione in grado di garantire un'efficacia sensibilmente superiore rispetto agli attuali. I dettagli della ricerca “SARS-CoV-2 immune evasion by the B.1.427/B.1.429 variant of concern” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Science.

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