Al sale vengono spesso attribuite proprietà magiche, si va dall’esperimento della soluzione salina in un vasetto di vetro da confetture, dove se il sale emerge significa che abbiamo il malocchio, al commercio New age delle lampade di sale, che dovrebbero donare particolari proprietà benefiche, non meglio dimostrate. Si parla in particolare del sale rosa dell’Himalaya, di cui ci eravamo già occupati in un articolo apposito. Altre pratiche promettono di curare disturbi respiratori come l'asma, o della pelle, come la psoriasi e le dermatiti. Ma al netto della suggestione di dimostrato c'è ben poco. Esistono quindi delle vere e proprie “terapie del sale”. Fare frequenti bagni nell’acqua del mare è stato considerato un toccasana per immunizzarsi contro le malattie virali, una vera e propria moda che ha conosciuto un particolare boom nel dopoguerra. Oggi si distinguono almeno due mode terapeutiche: la haloterapia e la speleoterapia. La prima è più alla portata di tutti, consiste nell’inalare particelle di sale, mentre la seconda necessità di dover entrare in vere e proprie grotte si sale, beneficiando dell’aria all’interno, ricca di minerali quali calcio, magnesio e potassio.

Benefici terapeutici di haloterapia e speleoterapia

Generalmente queste pratiche vengono adottate per la cura di vari disturbi respiratori e della pelle. Esistono diversi elenchi di questi effetti benefici.

• Benessere delle vie respiratorie;
• Contro il catarro;
• Ridurre la sinusite;
• Trattamento contro l’asma;
• Contro psoriasi e dermatiti;
• Contro problemi di circolazione e ipertensione;
• Rimedio contro varie malattie reumatiche;
• Riduce le allergie;
• Allevia lo stress.

I risultati dello studio australiano

Da notare che buona parte dei disturbi elencati possono essere causati o resi più evidenti se incorrono fattori psicologici, come la suggestione e lo stress. Per tanto non c’è da stupirsi se qualcuno afferma di trarne dei benefici. Ma se vogliamo accertare cosa sia una terapia valida e necessaria e cosa non lo è, dobbiamo chiederci in che modo inalare un certo insieme di minerali dovrebbe dare dei benefici. Se lo sono chiesto anche i ricercatori di uno studio australiano pubblicato nel 2014. Prima di loro Ross Pomeroy nel 2012 su Real Clear Science, aveva eseguito un fact checking rigoroso per quanto riguarda la terapia delle grotte di sale. Ma è lo studio australiano a mettere definitivamente la parola fine.  Ci si è concentrati sugli effetti benefici che questo genere di terapia poteva avere nel trattamento della “broncopneumopatia cronica ostruttiva”. Si tratta di un disturbo progressivo e cronico, trattabile già coi farmaci per via inalatoria. L’ideale quindi per poter fare una comparazione escludendo il più possibile i fattori psicologici. I ricercatori hanno effettuato così una revisione di 151 studi scientifici – anche se non possiamo parlare di una vera e propria meta-analisi, visto che comprende comunque un numero limitato di casi documentati – alla fine gli autori hanno concluso constatando l’assenza di studi di alta qualità in favore della haloterapia, quindi della specifica inalazione di sali, escludendo la possibilità di includere la terapia del sale assieme a quelle già accertate nella cura dei disturbi respiratori.