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Il sale rosa dell’Himalaya, una moda salutista priva di fondamento

Tra le mode alimentari di questa estate torna ad affermarsi prepotentemente il sale dell’Himalaya, che non viene affatto dalla suggestiva catena montuosa, ma le bufale attorno a questa sostanza non finiscono qui.
A cura di Juanne Pili
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Sono tante le proprietà attribuite al sale rosa, meglio noto come "sale dell'Himalaya". Tutt'oggi negli scaffali delle librerie potete trovare diverse pubblicazioni dalle scarse fondamenta scientifiche, dove si vantano i poteri di questo sale. Tanto per farci un'idea ne elenchiamo alcune: riduce ritenzione idrica e ipertensione; aumenta le capacità di assorbimento delle sostanze nutritive nell'organismo; rafforza le ossa; promuove la salute dei reni; migliora le prestazioni sessuali, insomma sarebbe una sorta di viagra dell'Himalaya.

L'impietoso verdetto dei chimici

Ad occuparsi per primo di questo "sale miracoloso" è stato il chimico Dario Bressanini già noto per aver smontato diverse bufale legate agli alimenti. Bressanini ha avuto modo di esaminare buona parte della letteratura scientifica legata all'analisi chimica del sale rosa, ritenuto a torto come proveniente dall'Himalaya. Tanto per chiudere la questione sulla provenienza, si tratta di un prodotto estratto nel Pakistan, più precisamente nel Salt range, provincia del Punjab.

Cosa contiene realmente? Il colore rosato è dovuto alla presenza di ferro. Dati alla mano le quantità sono trascurabili, anche confrontandole col normale sale da cucina. Quel che dovrebbe preoccupare i salutisti che preferiscono il sale "dell'Himalaya" è la presenza di altre sostanze che normalmente non troveremmo mai nel nostro tradizionale sale da cucina, come il cadmio ch'è stato trovato in alcune estrazioni in quantità pari a 9 mg/kg (il limite fissato dall'Oms è di 0.5 mg/kg). Oltretutto questa sostanza è classificata come cancerogena; le quantità limite sono comunque di "sicurezza" non di "pericolo", vale a dire che dovremmo impegnarci tantissimo per farci venire un tumore assumendo sale rosa. Delle 84 sostanze che tale sostanza conterrebbe – secondo i suoi estimatori – gli studi in merito non ne contano più di una ventina, a seconda dei siti e degli strati di provenienza. A parte il caso potenzialmente negativo del cadmio, non si trovano sostanze che possano giustificare le proprietà benefiche sopra elencate, men che meno riguardo alle capacità erettili.

Il sale tradizionale è inquinato?

L'ultima barricata salutista è rappresentata dalla storia in base al quale il sale tradizionale sarebbe inquinato (per quanto non contenga quantità preoccupanti di cadmio); forse qualcuno potrebbe pensare che il sale marino si porti a presso gli inquinanti contenuti nell'acqua di mare, ma così non è. Il sale da cucina infatti, prima di entrare in commercio, deve subire il processo di raffinazione. Stando alle normative europee questo deve risultare essere al 97,5% puro cloruro di sodio. Il restante 2,5% deve essere costituito da sostanze quali sbiancanti, antiagglomeranti e stabilizzanti. Il sale integrale marino è quello che raggiunge sul serio tra i 70 e gli 80 elementi, ed è ritenuto il più completo, anche in questo caso non deve comunque contenere sostanze inquinanti, requisito minimo per poter essere messo in commercio nei paesi dell'Unione.

Molto meglio il sale iodato. Si raccomanda particolarmente il sale iodato. E' infatti indispensabile per la nostra salute assumere determinate quantità giornaliere di iodio. Curiosamente tra i fantomatici 84 elementi contenuti nel sale rosa "dell'Himalaya" lo iodio non è pervenuto.

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