Una sonda russa lanciata quasi 50 anni fa potrebbe schiantarsi sulla Terra entro quest'anno, molto prima del rientro (fuori controllo) previsto tra il 2023 e il 2025. Si tratta della Kosmos 482, partita il 31 marzo 1972 a bordo di un razzo Molniya e mai giunta a destinazione, ovvero sul pianeta Venere. Il suo lancio, infatti, fallì quando il razzo raggiunse l'orbita di parcheggio terrestre, una posizione provvisoria prima del viaggio verso l'infernale “pianeta dell'amore”. Rimasta letteralmente intrappolata, la sonda si spezzò in più parti e un paio ricaddero subito sulla Terra. Il modulo più pesante della navetta (circa 500 chilogrammi) è invece rimasto alla deriva, orbitando a una velocità pazzesca attorno al nostro pianeta. Basti pensare che impiega soltanto 112 minuti per completare un'orbita completa.

Discesa libera. L'orbita della Komos 482 è fortemente ellittica, con un apogeo (massima distanza) di 2.400 chilometri e un perigeo (distanza minima) di appena 210 chilometri, circa la metà di quella in cui si trova la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La distanza media è di 1.309 chilometri, mentre lo scorso anno era di 1.367. Il rientro nella bassa atmosfera terrestre sta accelerando a causa dell'attrazione gravitazionale della Terra, sempre più forte man mano che la sonda si avvicina. Secondo l'esperto Thomas Dorman, che sta seguendo da anni le evoluzioni del detrito spaziale, l'impatto potrebbe verificarsi tra la fine di quest'anno e la prima metà del 2020, in anticipo rispetto alla tabella di marcia. Come dichiarato da Dorman all'autorevole testata specializzata space.com, i tempi di rientro potrebbero essere influenzati anche dall'attività solare.

Quali sono i rischi. Il recente rientro in atmosfera della Stazione Spaziale Cinese Tiangong-1 ha generato apprensione nella comunità internazionale, poiché oltre alpeso considerevole – 8,5 tonnellate – rischiava di precipitare sulla terraferma. Fortunatamente il grosso detrito spaziale cadde nell'Oceano Pacifico il 2 aprile 2018 senza provocare alcuna conseguenza. Anche Kosmos 482 ha buone probabilità di precipitare in mare, considerando che gli oceani occupano la maggior parte della superficie terrestre, ma se dovesse puntare un centro abitato non c'è da stare troppo tranquilli. Sebbene pesi soltanto 500 chilogrammi, infatti, si tratta di una sonda progettata per resistere alle infernali condizioni di Venere, quindi ci sono molte probabilità che posa giungere al suolo integra, senza bruciare quando entrerà in contatto con la bassa atmosfera terrestre (le speranze per la Tiangong-1 erano proprio legate alla disintegrazione in atmosfera). “La navetta sopravviverà al rientro senza problemi, sarebbe divertente se venisse avvistato lo schieramento del paracadute…ma sono sicuro che le batterie per rilasciarlo sono morte molto tempo fa!”, ha dichiarato Dorman. Non ci resta che attendere l'inevitabile avvicinamento della Kosmos 482, sperando che anche questo detrito spaziale finisca direttamente nell'oceano.