La sonda Hayabusa 2 dell'Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) ha iniziato il viaggio di ritorno verso la Terra, dopo aver completato la sua straordinaria missione attorno all'asteroide potenzialmente pericoloso 162173 Ryugu. Durante i 17 mesi trascorsi in “compagnia” del sasso spaziale, raggiunto a milioni di chilometri dal nostro pianeta dopo un viaggio di oltre 3 anni, la sonda ha raccolto campioni superficiali dall'asteroide e, per la prima volta nella storia dell'esplorazione spaziale, anche materiale dal sottosuolo. Per farlo ha dovuto sparare un proiettile di rame da 2,5 chilogrammi contro l'asteroide, attraverso una sonda “figlia” chiamata SCI. Hayabusa 2 ha anche inviato i primi rover sulla superficie di uno di questi oggetti, regalandoci immagini davvero mozzafiato.

Il team di astronomi e ingegneri della JAXA che sta lavorando alla missione ha annunciato che la sonda si lascerà completamente alle spalle la debole attrazione gravitazionale di Ryugu – che ha un diametro di 900 metri – il 18 novembre. La “cavalcata” verso la Terra durerà molto meno del viaggio di andata; infatti è previsto che raggiungerà l'orbita terrestre nel dicembre del 2020. Ciò è dovuto alle posizioni relative del nostro pianeta e dell'asteroide, ben differenti da quelle presenti quando Hayabusa 2 fu lanciata il 3 dicembre 2014 dal Centro spaziale di Tanegashima (Giappone). Quando la sonda sarà sufficientemente vicina rilascerà il suo preziosissimo carico all'interno di una capsula, che precipiterà da qualche parte in un punto non precitato del deserto meridionale australiano. Gli scienziati giapponesi si sono recati di recente nella “terra dei canguri” proprio per discutere su come prelevare il carico una volta rientrato sulla Terra.

E la sonda? Poiché ha ancora molto carburante, gli scienziati della JAXA stanno pensando di rispedirla nello spazio subito dopo aver lanciato il suo carico, sfruttando la fionda gravitazionale della Terra. È molto probabile che verrà inviata a studiare un altro asteroide, o magari una cometa; i ricercatori stanno ancora definendo il bersaglio migliore della seconda missione. Se tutto andrà secondo i piani, Hayabusa 2 non solo regalerà conoscenze inedite sulla composizione del Sistema solare primordiale (Ryugu ha 4 miliardi di anni e il suo sottosuolo è rimasto protetto dalle radiazioni tutto questo tempo), ma potrebbe diventare una delle pochissime sonde ad aver visitato più di un oggetto celeste.