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Campioni dal sottosuolo di un asteroide raccolti per la prima volta: risultato storico

La sonda Hayabusa 2 dell’Agenzia spaziale giapponese, la JAXA, è riuscita a prelevare campioni dal sottosuolo dell’asteroide 162173 Ryugu. Si tratta di detriti puri, non contaminati dalle radiazioni del Sole e risalenti ai primordi del Sistema solare, per questo risultano preziosissimi. La sonda ha sparato un proiettile metallico contro il “sasso spaziale” e aspirato i frammenti con un tubo. Giungeranno sulla Terra nel 2020.
A cura di Andrea Centini
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Il momento in cui il proiettile colpisce l'asteroide e la sonda aspira i detriti Credit: JAXA
Il momento in cui il proiettile colpisce l'asteroide e la sonda aspira i detriti Credit: JAXA

Per la prima volta nella storia dell'esplorazione spaziale sono stati raccolti campioni da sotto la superficie di un asteroide, reperti preziosissimi che verranno riportati sulla Terra nel 2020. A compiere questa storica impresa è stata la sonda Hayabusa 2 della JAXA, l'agenzia spaziale giapponese, che da diversi mesi orbita attorno all'asteroide 162173 Ryugu. La sonda aveva già raccolto alcuni campioni superficiali e dispiegato dei rover sul “sasso spaziale” di circa 900 metri, un oggetto classificato come potenzialmente pericoloso dalla NASA.

Impresa storica. Poiché Ryugu ha un'età stimata di oltre 4 miliardi di anni e sarebbe originato nel Sistema solare primordiale, averne raccolto frammenti dal sottosuolo – non esposti alla radiazione solare e dunque non contaminati – rappresenta un traguardo scientifico di straordinario valore. I campioni, infatti, verranno studiati dagli scienziati una volta giunti sulla Terra. “Abbiamo ottenuto un pezzo della storia del Sistema solare”, ha commentato con entusiasmo in seno a una conferenza stampa il responsabile della missione Yuichi Tsuda.

Come hanno fatto. Ma come ha fatto la sonda a prelevare un “morso” da sotto la superficie di un asteroide? Gli scienziati hanno utilizzato una tecnica già ampiamente collaudata per i prelievi superficiali, cioè quella dell'impatto con un proiettile metallico. Lo scorso aprile la sonda aveva bombardato Ryugu con un proiettile di rame da 2,5 chilogrammi, lanciato da un dispositivo chiamato SCI. L'impatto, che aveva generato un cratere, serviva proprio per rimuovere strati superficiali ed esporre i frammenti del sottosuolo. Nel secondo “touchdown” appena eseguito, la sonda si è adagiata a circa venti metri di distanza dal cratere (dove erano finiti i detriti), ha sparato un altro piccolo proiettile e ha aspirato il materiale attraverso un tubo.

Rientro sulla Terra. Nonostante la componente principale della missione sia stata completata, Hayabusa 2 non ha ancora terminato il proprio lavoro su Ryugu. Libererà infatti un altro rover sulla superficie del sasso spaziale e resterà nella sua orbita per fare ulteriori analisi, infine ripartirà alla volta della Terra. Giunta nell'orbita terrestre sgancerà il preziosissimo carico, che secondo i calcoli dovrebbe precipitare in Australia. Hayabusa 2 potrebbe essere spedita a studiare qualche altro oggetto celeste nello spazio profondo, dato che al rientro potrebbe avere ancora sufficiente carburante.

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