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Sarà perché vogliono restare “forever young”, così da continuare a rivoluzionare il mondo con le nuove tecnologie – e continuare a fare soldi. Sarà perché recentemente tra i consulenti di Google è stato assoldato Ray Kurzweil, celebre guru della postumanità e convinto sostenitore che entro la metà del secolo l’uomo (o almeno l’uomo occidentale di tenore medio-alto) diventerà immortale. Fatto sta che ora dalla Silicon Valley intendono fare sul serio e arriva così un premio da 3 milioni di dollari che ogni anno sarà elargito agli scienziati che avranno realizzato innovazioni rilevanti nelle scienze della vita. Si chiama “Breakthrough Prize”, che da noi si traduce come “premio per le scoperte fondamentali” ma poco appropriatamente, perché in inglese breakthrough vuol dire svolta radicale, scoperta di rottura, roba insomma di quelle che cambiano il mondo. Come Google, o come Facebook. E infatti tra i finanziatori del premio c’è proprio Sergey Brin, fondatore di Google, e Mark Zuckerberg, fondatore e CEO del social network per eccellenza.

I filantropi dei social network

Alla prima assoluta, ieri, i premiati sono stati 11. Loro non lo sapevano, e quando hanno ricevuto la telefonata sono letteralmente cascati giù dalla sedia. Tre milioni di dollari per ciascuno è davvero tanto, molto più del Nobel. Ma per il vero ideatore e finanziatore del premio non sono poi tanti. Perché dietro al Breakthrough Prize c’è lui, Yuri Milner, filantropo da fantascienza, che già l’anno scorso lanciò un premio milionario per i più eminenti fisici teorici del mondo. Dottorato in fisica in Russia, una carriera di magnate nell’era Eltsin e poi un riciclaggio nella Silicon Valley come investitore di punta di importanti progetti, soprattutto nel settore dei social network, Milner sta elargendo milioni di dollari alle persone che secondo lui sono destinate a cambiare il mondo in meglio. A dicembre venne premiata anche Fabiola Gianotti, una delle scopritrici del bosone di Higgs: donò i suoi tre milioni in borse di studio per i giovani ricercatori.

Yuri Milner

“Sono stato influenzato da due miei stretti familiari con malattie terminali”, ha spiegato Milner. Il suo desiderio è quello di finanziare quelle ricerche che promettono davvero di trovare la cura definitiva ai principali flagelli dell’umanità, in primi il cancro. Ma anche il Parkinson e l’Alzheimer. Insieme a lui c’è anche Anne Wojcicki, moglie di Sergey Brin e fondatrice di “23andMe”, la celebre start-up che effettua analisi del genoma umano a prezzi stracciati e permette agli utenti di condividere i loro dati sui social network per trovare affinità genetiche con persone sconosciute. La genetica è, secondo loro, una frontiera ancora da esplorare, da cui arriveranno le scoperte che regaleranno all’umanità un’estensione significativa della vita e della giovinezza, allontanando vecchiaia e morte.

Obiettivo: tumori e Parkinson

Tra i premiati annunciati ieri c’è anche Napoleone Ferrara, nato a Catania e oggi direttore del Moores Cancer Center all’Università della California a San Diego. Lì sono state effettuate scoperte importanti sull’angiogenesi e il suo ruolo nello sviluppo dei tumori. Il primo gruppo di vincitori, come già per il premio istituito da Milner per la fisica teorica, avrà il compito di decretare i cinque vincitori delle successive edizioni. Un premio ogni anno andrà alle ricerche per la cura del Parkinson, un problema che sta particolarmente a cuore a Brin: nel 2008, facendo analizzare il suo genoma, Brin ha scoperto di avere una possibilità più alta della media di andare incontro al Parkinson nella vecchiaia. Per questo recentemente ha donato oltre 100 milioni di dollari alla Fondazione Michael J. Fox, fondata dal famoso attore hollywoodiano colpito dalla grave malattia genetica nel corso degli anni ’90, appena trentenne, e ora attivamente impegnato nel finanziare le ricerche sul Parkinson.

Secondo i guru della Silicon Valley, nei prossimi anni e decenni si assisterà a scoperte rivoluzionarie nel campo della medicina, che permetteranno all’umanità di superare agevolmente i cento anni. Loro, in buona parte ancora giovani e belli, vogliono accelerare la realizzazione di queste scoperte, certo per esserne anche tra i primi beneficiari. Mark Zuckerberg ha donato alla nuova fondazione che si occuperà di gestire il premio ben mezzo miliardo di dollari in azioni di Facebook. Tra le co-fondatrici c’è anche sua moglie, Priscilla Chan, una laurea in medicina in tasca. E la presidenza della fondazione andrà ad Arthur Levinson, presidente di Apple dal 2011 ma anche presidente di lungo corso della Genentech, una delle più importanti compagnie di ingegneria genetica impegnate nella ricerca sui tumori.