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Parkinson, dalle staminali una nuova speranza

L’impianto di neuroni “nuovi” in grado di sostituire quelli attaccati dal morbo di Parkinson, potrebbe costituire la nuova frontiera per una terapia del terribile male. A rivelarlo, una ricerca statunitense pubblicata da Nature.
A cura di Nadia Vitali
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L'impianto di neuroni "nuovi" in grado di sostituire quelli attaccati dal morbo di Parkinson, potrebbe costituire la nuova frontiera per una terapia della malattia. A rivelarlo, una ricerca statunitense pubblicata da Nature.

Tremore, problemi nella locomozione, lentezza nei movimenti, rigidità, alterazioni della postura, disturbi dell'equilibrio: questi tra i principali sintomi del morbo di Parkinson, malattia documentata nel 1817 dal medico inglese James Parkinson. Attualmente, per questo male terribile che, solo in Italia, colpisce più di centomila persone, non esiste ancora una cura.

Questo disturbo del sistema nervoso centrale è caratterizzato dalla degenerazione di alcune cellule nervose  situate in una zona del cervello denominata sostanza nera: i neuroni dopaminergici produttori della dopamina, neurotrasmettitore responsabile dell'attivazione del circuito di controllo del movimento, si riducono almeno del 50% portando alle numerose conseguenze sopraelencate. Le cause che portano al rimpicciolimento di tali neuroni, per il momento, sono ancora sconosciute.

Per questa ragione, lo studio sulla malattia è sempre profondamente attuale; nuovi approcci terapeutici sembrerebbero giungere dall'ultima ricerca firmata Stati Uniti, pubblicata da Nature. Gli scienziati aprono ad un doverosamente cauto ottimismo, dopo gli esperimenti condotti su alcune cavie da laboratorio che hanno dato risultati più che soddisfacenti.

Grazie ad una nuova tecnica, i ricercatori sarebbero riusciti a mettere a punto dei neuroni ricavati dalla trasformazione di cellule staminali di embrioni umani; una volta impiantati nel cervello degli animali, questi "neuroni nuovi" oltre a sostituire quelli precedentemente danneggiati dal morbo, si integrerebbero perfettamente, riuscendo a sopravvivere ed interagendo con le altre cellule nervose.

Neuroni dopaminergici, appunto, ovvero in grado di produrre la dopamina: è oltre un decennio che la scienza sta seguendo questa strada alla ricerca di una terapia ma, fino ad ora, i neuroni rigenerati, oltre a non essere bene accetti dal cervello, avevano anche mostrato la tendenza a crescere in maniera incontrollabile, portando a conseguenze probabili di altissima gravità, quali il tumore.

Le nuove conoscenze sul sistema nervoso hanno consentito, questa volta, agli studiosi del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York di ricreare delle vere e proprie cellule dopaminergiche dalle staminali, in tutto e per tutto simili a quelle "autentiche" e, dunque, identificate dal cervello come "proprie": questo quanto accaduto a topi, ratti e scimmie affetti da morbo di Parkinson, su cui sono stati condotti gli esperimenti.

Naturalmente, questa nuova tecnica necessita ancora di una lunghissima sperimentazione: tra tre o quattro anni, forse, si potrà iniziare a verificarne la funzionalità anche su pazienti umani. Ad ogni modo, considerando la gravità e la diffusione del morbo di Parkinson, non si può non riconoscere l'importanza di questo primo passo: un primo passo che, certamente, aprirà nuovamente il dibattito sui limiti imposti dalla Corte Europea recentemente in materia di ricerca sulle staminali embrionali umane.

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