L'uso delle mascherine, il distanziamento sociale e una corretta e certosina igiene delle mani potrebbero essere sufficienti per prevenire una seconda ondata di infezioni da coronavirus SARS-CoV-2. Di conseguenza, grazie a queste semplici ma preziose misure, si potrebbe evitare anche la necessità di imporre ulteriori lockdown, che proteggono sì dai contagi, ma si pagano a carissimo prezzo in termini sociali, economici e di salute mentale. Dunque, il comportamento di ciascuno di noi può fare un'enorme differenza nell'evoluzione e nella gestione della pandemia, con tutto ciò che ne consegue.

A sottolineare l'importanza di mascherine, igiene delle mani e distanziamento sociale per evitare la famigerata “seconda ondata” sono stati due scienziati spagnoli, i dottori Leonardo López e Xavier Rodó del Programma per il Clima e la Salute dell'autorevole Istituto di Barcellona per la Salute Globale (ISGlobal). I due sono giunti alla loro conclusione dopo aver messo a punto un sofisticato modello matematico, una versione modificata del “classico” SEIR (susceptible–exposed–infectious–recovered). Oltre a suddividere la popolazione in sette distinti gruppi (suscettibili, in quarantena, esposti, infettivi non rilevati, contagiati ufficiali, guariti e morti), il modello tiene conto anche della diffusione dell'infezione durante il periodo di incubazione, degli effetti della possibile perdita di immunità dopo tot mesi (in seguito al contagio) e la percezione generale del rischio rappresentato dal coronavirus.

Incrociando tutti i dati è emerso che per ridurre in modo significativo il rischio di seconde ondate, nei Paesi in cui ancora non si è raggiunto il picco dei contagi (o comunque la curva è ancora in accelerazione), il lockdown deve essere mantenuto per almeno due mesi, mentre le riaperture devono essere graduali e scaglionate, proprio come avvenuto in Italia. “Questo modello può essere particolarmente utile per i Paesi in cui il picco dei casi non è stato ancora raggiunto, come quelli dell'emisfero meridionale. Consentirebbe di valutare le politiche di controllo e ridurre al minimo il numero di casi e decessi causati dal virus”, ha sottolineato il coautore Leonardo López.

Poiché i risultati dello studio mostrano che la durata della prima ondata si riflette sulle successive, e che le strategie post-lockdown hanno un impatto significativo sul numero di infezioni e morti, gli autori dello studio sottolineano che il comportamento individuale risulta fondamentale per prevenire o comunque limitare la seconda ondata. Pertanto, mantenere il distanziamento sociale per evitare il droplet (le goccioline espulse quando parliamo, tossiamo e starnutiamo); indossare le mascherine chirurgiche o di comunità e lavarsi bene le mani (per 40-60 secondi con acqua e sapone o per 20-30 secondi con una soluzione idroalcolica) protegge noi ma anche l'intera comunità.

“Se riusciamo a ridurre la velocità di trasmissione del 30 percento attraverso l'uso delle mascherine, l'igiene delle mani e il distanziamento sociale, possiamo limitare in modo significativo l'entità dell'onda successiva. Mentre ridurre la velocità di trasmissione del 50 percento potrebbe evitarla del tutto”, ha dichiarato il professor Rodó. I dettagli della ricerca “The end of social confinement and COVID-19 re-emergence risk” sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Human Behaviour.