Immagini da Amatrice dove il terremoto del 24 agosto si è verificato a distanza sia dalla Luna piena sia dalla Luna nuova, a conferma delle difficoltà di interpretazione dei dati dello studio (Foto Mario Sabatini/ LaPresse)
in foto: Immagini da Amatrice dove il terremoto del 24 agosto si è verificato a distanza sia dalla Luna piena sia dalla Luna nuova, a conferma delle difficoltà di interpretazione dei dati dello studio (Foto Mario Sabatini/ LaPresse)

Secondo uno studio curato dai ricercatori dell'Università di Tokyo e pubblicato da Nature Geoscience, ci sarebbero più probabilità di registrare grandi terremoti, come quelli che hanno devastato Cile e Giappone rispettivamente nel 2010 e nel 2011, quando si sono la Luna piena o la Luna nuova: la ragione di ciò risiederebbe nelle maree che, in queste due occasioni, sono massime.

Le maree rappresentano un fenomeno di periodico innalzamento ed abbassamento di grandi masse d'acqua e sono causate da un gioco di equilibri tra le forze gravitazionali che coinvolge la Luna, il Sole e la Terra. Da tempo i sismologi cercano di comprendere se possano essere messe in relazione con i terremoti mentre – spiega un articolo di Nature – ormai è accettata in linea generale l'esistenza di un nesso tra i due cicli diurni delle maree e i piccoli movimenti terrestri in zone particolarmente sensibili, come ad esempio la faglia di San Andreas, in California. Il nuovo studio, però, guarda ad un modello più ampio, ossia ai momenti, Luna piena e Luna nuova appunto, in prossimità dei quali le maree sono ai loro massimi.

Il professor Satoshi Ide e i suoi colleghi hanno studiato i dati riguardanti terremoti avvenuti in Giappone, California e nell'intero globo terrestre. I ricercatori hanno elaborato una scala che registra i vari livelli di stress mareale, con valori da 1 a 15, applicandola ai 15 giorni che hanno preceduto i fenomeni sismici presi in esame: hanno così potuto osservare che i terremoti in Cile e in Giappone, ad esempio, sono avvenuti durante i periodi di massima tensione mareale, ossia con la Luna piena o la Luna nuova, quando Sole, Luna e Terra risultavano allineati. Addirittura per oltre 10.000 terremoti, dalla magnitudo di circa 5.5, i ricercatori hanno scoperto che l'inizio sarebbe avvenuto durante le fasi di massima delle forze di marea. Tale tendenza non sarebbe stata rilevata per terremoti più piccoli.

Naturalmente siamo lontani anni luce dall'aver trovato un modo per prevedere i terremoti: questo perché, di fatto, è impossibile. Gli stessi autori dello studio spiegano che, ammesso che ci sia una relazione (una raccolta statistica di dati non spiega il come e perché di un fenomeno ma si limita a registrarne la ricorrenza e facilmente può causare distorsioni nelle interpretazioni) tra marea e terremoto, lo stress gravitazionale funzionerebbe sostanzialmente come un fattore finale in grado di innescare la rottura, la famosa goccia che fa traboccare un vaso che, però, ha già provveduto a riempirsi per altre vie: un vaso rappresentato da un'area critica, in cui l'accumulo di energia ha portato verso il punto di rottura.
La relazione è “plausibile”, per dirla come John Vidale, sismologo della University of Washington di Seattle, ma necessiterà di studi molto più approfonditi affinché possa essere confermata, o eventualmente smentita. In ogni caso sarebbe impossibile pensare di sfruttare l'effetto delle maree per prevedere un terremoto in un punto qualunque del globo terrestre, anche perché questo non rappresenterebbe una conditio sine qua non (non c'è bisogne della Luna piena per avere un terremoto, per intenderci). Tuttavia ulteriori ricerche in questa direzione potrebbero aiutare a comprendere meglio quali sono le forze che agiscono sul nostro Pianeta.