La Stazione Spaziale Cinese Tiangong-1, fuori controllo dal 2016, impatterà con l'atmosfera terrestre tra il 28 marzo e il 4 aprile 2018, col concreto rischio che alcuni dei suoi frammenti possano schiantarsi sulla Terra. È quanto si legge in un comunicato stampa diffuso dalla Protezione Civile, che oltre a indicare suggerimenti utili per l'autotutela restringe di alcuni giorni la precedente finestra temporale di impatto diffusa dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA).

La ragione per cui anche la Protezione Civile italiana si sta interessando alla questione risiede nel fatto che il nostro Paese è fra quelli che potrebbero essere investiti dai frammenti del laboratorio orbitante. Il ‘Palazzo del Paradiso', questa la traduzione del nome dal cinese mandarino, pesa infatti 8,5 tonnellate, ed è molto probabilmente troppo grande per bruciare completamente quando impatterà con l'atmosfera terrestre. Gli scienziati hanno calcolato che gli eventuali frammenti cadranno nella fascia compresa tra -44°S e +44°N di latitudine, un'area che comprende anche parte dell'Italia, cioè tutte le regioni al di sotto dell'Emilia Romagna. La traiettoria di Tiangong-1 viene costantemente monitorata, ma si conosceranno le aree interessate con maggior precisione solo a 36 ore dal rientro in atmosfera.

Le probabilità che possano essere colpiti edifici o persone sono piuttosto remote, tuttavia in base ai calcoli potrebbero ‘sopravvivere' alla combustione frammenti anche di cento chilogrammi, con conseguenze piuttosto serie qualora dovessero colpire centri abitati. C'è poi da considerare il fatto che una parte del propellente tossico, l'idrazina, è ancora all'intero della stazione spaziale, e anch'esso potrebbe giungere al suolo. Secondo i ricercatori il carburante dovrebbe provocare una grande esplosione in cielo, ma è difficile stabilirlo con certezza, dato che l'Agenzia spaziale cinese non rilascia le informazioni sui quantitativi rimasti a bordo.

Ma cosa fare nel caso in cui Tiangong-1 dovesse cadere proprio sull'Italia? La Protezione Civile ha diffuso alcuni consigli per l'autoprotezione, sottolineando che a causa della rarità di un simile evento “non esistono comportamenti di autotutela codificati in ambito internazionale da adottare”. Elenchiamo i preziosi suggerimenti così come sono stati riportati nel comunicato stampa originale:

  • è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti. Si consiglia, comunque, di stare lontani dalle finestre e porte vetrate;
  • i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici;
  • all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti;
  • è poco probabile che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell'impatto;
  • alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero sopravvivere all'impatto e contenere idrazina. Si consiglia, in linea generale, che chiunque avvistasse un frammento, senza toccarlo e mantenendosi a un distanza di almeno 20 metri, dovrà segnalarlo immediatamente alle autorità competetenti.

Non ci resta che attendere i prossimi giorni, quando la finestra temporale dello schianto verrà ulteriormente ridotta e scopriremo se davvero l'Italia sarà coinvolta da questo insolito evento.