La prima esoluna mai scoperta, ovvero una luna che orbita attorno a un pianeta extrasolare, potrebbe essere così grande e diversa dalle lune presenti nel Sistema solare da riscrivere le teorie sulle origini di questi corpi celesti. Lo ha determinato il ricercatore René Heller del Max Planck Institute for Solar System Research di Gottinga, Germania, che ha analizzato i dati provenienti dalla stella Kepler-1625 e in particolar modo dal suo esopianeta Kepler-1625b. Quest'ultimo, un gigante gassoso grande 12 volte la Terra, è stato scoperto il 10 maggio 2016 dal Telescopio Spaziale Kepler e si trova a 4mila anni luce da noi, nel cuore della costellazione del Cigno.

Recenti studi su questo esopianeta suggeriscono l'esistenza di una possibile esoluna, che nel caso fosse confermata rappresenterebbe il primo satellite naturale scoperto al di fuori del Sistema solare. Le esolune si intercettano con la stessa tecnica utilizzata per gli esopianeti, ovvero attraverso i transiti orbitali e le variazioni di illuminazione sui corpi celesti di riferimento. Studiando tre passaggi orbitali di Kepler-1625b attorno a Kepler-1625, una stella ‘subigigante gialla' con una massa analoga a quella del Sole e un raggio quasi doppio, gli scienziati della Columbia University di New York hanno trovato le possibili prove della presenza dell'esoluna.

I dati sono ancora incerti e potrebbe trattarsi di qualunque cosa, ma secondo il dottor René Heller la potenziale esoluna avrebbe dimensioni comprese tra quelle della Terra e quelle di Saturno, circa quelle di Nettuno. Si tratterebbe dunque di una luna semplicemente gigantesca, che non avrebbe eguali tra le centinaia di corpi celesti della stessa famiglia presenti nel Sistema solare. Basti pensare che la maggiore, Ganimede che orbita attorno a Giove, pur essendo più grande del pianeta Mercurio e del pianeta nano Plutone, non è assolutamente paragonabile con la Terra, men che meno col gigantesco Saturno.

Nel caso in cui l'esoluna venisse confermata, essa potrebbe riscrivere le teorie sulla formazione di questi corpi celesti, ampiamente dibattuta anche per il satellite naturale della Terra. Sarebbe infatti troppo grande per essere generata da un impatto catastrofico, dalla fusione di materiale che orbita attorno al pianeta o dalla ‘cattura gravitazionale' di un grande oggetto celeste, mettendo in discussione le tre teorie principali sulla formazione delle lune. Ma prima di tutto sarà necessario confermarne l'esistenza, una risposta che potrebbe arrivare molto presto grazie all'occhio del Telescopio Spaziale Hubble, che sarà puntato su Kepler-1625b proprio con questo scopo. I dettagli della ricerca tedesca sono stati pubblicati su arXiv.

[Credit: NASA/JPL-Caltech]