Un metro di distanza. Da tutti. La prevenzione dal coronavirus parte da 60 centimetri, una distanza che tutti devono mantenere gli uni dagli altri e che in queste settimane si trasformerà in metri e chilometri a causa della necessità di restare chiusi in casa. Una misura fondamentale e necessaria per evitare l'ulteriore diffusione di quella che oggi è ormai una pandemia globale. Ma se da un lato il coronavirus minaccia di far piombare il mondo in una recessione economica, dall'altro un suo effetto collaterale potrebbe essere una sorta di recessione civica: un'epidemia, per mantenere il parallelo in termini medici, di solitudine. Che, proprio come il virus che stiamo affrontando, rischia di colpire le persone più vulnerabili.

"Siamo ufficialmente in un periodo di pandemia" ha spiegato Eric Klinenberg, sociologo della New York University. "Ma stiamo entrando anche in un periodo di dolore sociale. Ci sarà un livello di sofferenza sociale legata all'isolamento di cui nessuno sta ancora parlando". Il concetto è semplice: per fermare l'avanzata del virus, si sta chiedendo a tutto il mondo di evitare i contatti non essenziali e di rimanere a casa. Quando si esce per fare la spesa bisogna farlo da soli, quando si è nel supermercato bisogna mantenere le distanze dagli altri. Per mesi non avremo contatti umani entro un metro. 60 centimetri che su determinate fasce della popolazione graveranno tanto quanto una malattia.

A spiegarlo è uno studio del National Academies of Sciences sulle conseguenze per la salute dell'isolamento e della solitudine negli adulti, soprattutto gli anziani. Si può essere socialmente isolati senza sentirsi soli e si può essere soli senza essere socialmente isolati. Entrambe le condizioni, spiegano i ricercatori, hanno però conseguenze sulla salute fisica e mentale. "L'isolamento è stato associato con un incremento significativo del rischio di morte prematura da ogni causa" si legge nella ricerca. "Incluso un incremento del 50 percento del rischio di sviluppare demenza, del 29 percento di problematiche cardiache, del 25 percento di cancro, del 59 percento di declino funzionale e del 32 percento di ictus. I ricercatori hanno analizzato decine di studi trovando una relazione consistente tra l'isolamento e depressione, ansia e istinti suicidi.

"Gli effetti della solitudine sulla salute sono incredibili" ha spiegato Carla Perissinotto, responsabile di geriatria presso l'University of California di San Francisco e membro dello studio. "In ogni momento della nostra vita, le cose che ci preoccupano di più sono perdere l'indipendenza, perdere la testa e avere un infarto, ognuno di questi elementi è influenzato dalla solitudine indipendentemente dagli altri fattori di rischio". Gli esseri umani si sono evoluti con l'idea di sicurezza in gruppo e, come conseguenza, percepiamo l'isolamento come uno stato di emergenza.

"In migliaia di anni, il valore delle connessioni sociali è diventato parte integrante del nostro sistema nervoso, tanto che l'assenza di questa forza protettiva crea uno stress al nostro corpo" scrive l'Harvard Business Review. "La solitudine causa stress e lo stress cronico e duraturo porta all'aumento di cortisone, un ormone chiave dello stress. È inoltre collegato ad alti livelli di infiammazioni nel corpo. Questo danneggia i vasi sanguigni e altri tessuti, aumentando il rischio di malattie cardiache, diabete, artrite, depressione, obesità e morte prematura". Per questo il coronavirus è una doppia minaccia: lo stress deriva sia dalla paura del virus che dalla necessità di isolamento che la sua prevenzione necessita.

Nessuno può anticipare come l'isolamento reso necessario da questa pandemia influenzerà le persone più a rischio. "Non sappiamo qual'è la curva dose-risposta per solitudine e isolamento" continua la Perissinotto. "Ma più è lunga, più grande sarà l'impatto e più sarà difficile ristabilire le connessioni". È impossibile fermare questa recessione civica, perché rappresenta un inevitabile prodotto delle raccomandazioni per proteggere la nostra salute dal coronavirus, ma alcune politiche potrebbero aiutare. "Ovviamente vogliamo che le persone seguano le indicazioni sulla distanza e la quarantena" spiega Cynthia Boyd, geriatra della Johns Hopkins University." Ma allo stesso tempo vogliamo provare a consentire alle persone di restare il più connesse possibile. Dobbiamo pensare a cosa possono fare gli individui, ma anche a cosa possiamo fare noi come società e vicini, per non rendere la situazione peggiore per gli altri". Anche solo attraverso una videochiamata.