Per frenare la catastrofica pandemia di coronavirus SARS-CoV-2, che alla data di lunedì 15 maggio ha contagiato circa 8 milioni di persone in tutto il mondo e ne ha uccise 433mila, altre malattie ne stanno “approfittando” per diffondersi, dando vita a nuovi, pericolosi focolai, soprattutto nei Paesi più in difficoltà. Tra le patologie nel mirino delle autorità sanitarie ci sono il morbillo, la difterite e il colera, ma anche quella provocata da un ceppo mutato del poliovirus responsabile della poliomielite, come sottolineato dal New York Times.

Ma com'è possibile che la diffusione della COVID-19 (l'infezione causata dal patogeno emerso in Cina) riesca a favorire altre malattie infettive? Le ragioni sono diverse. A causa delle misure di contenimento più severe per spezzare la catena dei contagi, come il lockdown che abbiamo vissuto per diverse settimane anche in Italia, sono stati cancellate le campagne di immunizzazione di molte patologie per le quali esiste un vaccino, e ciò ha lasciato scoperte diverse fasce di popolazioni a rischio. In diversi Paesi c'è infatti chi non ha potuto fare il primo vaccino, e chi non ha potuto fare i richiami, rimanendo esposto al rischio di contagio.

A esacerbare la situazione, la carenza di scorte di medicinali (vaccini compresi) dovuta al fatto che diversi voli cargo sono stati lasciati a terra durante il lockdown; ciò ha di fatto impedito la raccolta delle dosi raccomandate per le campagne vaccinali. Se ciò non bastasse, la pandemia di coronavirus ha concentrato gli sforzi degli operatori sanitari, moltissimi dei quali sono stati costretti a lasciare le proprie mansioni – comprese le campagne vaccinali – per trasferirsi nei centri di emergenza “COVID”. Ciò ha impattato particolarmente nei Paesi dove le risorse sanitarie sono poche già di base.

Il risultato di questa situazione, spiega il New York Times, è stata una recrudescenza delle infezioni di colera in Camerun, Mozambico, Bangladesh, Yemen e Sud Sudan; la nascita di focolai di difterite in Nepal, Pakistan e Bangladesh e Nepal; la diffusione di un ceppo mutato del virus della poliomielite in decine di Paesi. Nella Repubblica democratica del Congo occidentale, nei pressi di Mbandaka, è emerso un nuovo focolaio di Ebola, proprio mentre si era vicini a sconfiggerlo dall'area. E poi c'è il morbillo, una malattia altamente infettiva che ha creato – e sta creando tuttora – problemi anche nella ricca Europa. Sono decine le nazioni che hanno sospeso le campagne vaccinali a causa della pandemia, mettendo a rischio centinaia di milioni di persone.

Nel 2018, l'ultimo anno per il quale sono noti dati prevenienti da tutto il mondo, il morbillo ha contagiato oltre 10 milioni di persone e ne ha uccise più di 142mila, più del triplo del coronavirus che è circolato per circa 6 mesi. Nei primi mesi del 2019 sono stati registrati circa 90mila casi di morbillo in Europa, il doppio di quelli dello stesso arco di tempo nel 2018, mentre a livello globale le diagnosi sono triplicate. Si teme che a causa della pandemia di coronavirus i numeri per il 2020 saranno sensibilmente peggiori. E a rischiare sono soprattutto i bambini dei Paesi più poveri, per i quali la malattia – fortemente infettiva – ha un tasso di mortalità variabile dal 3 al 6 percento al di sotto dei 5 anni.

“L'immunizzazione è uno dei più potenti e fondamentali strumenti di prevenzione delle malattie nella storia della salute pubblica. L'interruzione dei programmi di immunizzazione a causa della pandemia di COVID-19 minaccia di rallentare decenni di progressi compiute contro le malattie prevenibili con il vaccino come il morbillo”, ha tuonato il dottor ", ha dichiarato il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. La speranza è che si possa presto tornare alla normalità anche per le campagne vaccinali, fondamentali per prevenire ondate di decessi potenzialmente peggiori di quelle scatenate dal SARS-CoV-2.