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Covid 19
26 Novembre 2021
18:35

La nuova variante Nu potrebbe essere più contagiosa del 500% rispetto al coronavirus di Wuhan

Uno scienziato esperto di modellazione delle malattie infettive ha calcolato che la nuova variante Nu emersa in Sudafrica potrebbe essere più contagiosa del 500%
A cura di Andrea Centini
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Particelle virali del coronavirus su cellule in coltura. Credit: NIAID
Particelle virali del coronavirus su cellule in coltura. Credit: NIAID
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La nuova variante Nu (B.1.1.529) del coronavirus SARS-CoV-2 scoperta in Sudafrica potrebbe essere più contagiosa del 500% rispetto al ceppo selvatico di Wuhan, quello che ha dato inizio alla pandemia di COVID-19. Per comprendere l'entità e il possibile impatto di questa preoccupante percentuale, basti sapere che la variante Delta (B.1.617.2, ex seconda indiana) che sta catalizzando l'attuale quarta ondata ha una trasmissibilità superiore del 70 percento rispetto al virus emerso in Cina, mentre la variante Alpha (B.1.1.7, ex inglese) che ha guidato la terza ondata è “appena” del 30 percento più contagiosa. Al momento non c'è un dato ufficiale e si tratta solo di una stima pubblicata su Twitter dal professor J.P. Weiland, un esperto di modellazione sulla diffusione delle malattie infettive, tuttavia, alla luce dei dati provenienti dal Sudafrica vi sono buone ragioni per ritenere che la reale trasmissibilità della variante Nu possa essere non troppo distante da quella calcolata dall'esperto.

Come specificato sul blog “Your Local Epidemiologist (YLE)” dalla professoressa Katelyn Jetelina, specialista in epidemiologia e biostatistica, i dati che fanno riflettere sono quelli provenienti dalla provincia sudafricana del Gauteng. Qui il tasso di positività è balzato dall'1 percento al 30 percento in una sola settimana. “Questo è incredibilmente veloce”, ha sottolineato la scienziata. Ma i casi iniziano a crescere in maniera esponenziale in tutto il Sudafrica: sono stati 868 martedì, 1.275 mercoledì e oltre 3.500 il giovedì. “Non sappiamo se questi casi siano tutti B.1.1.529, ma la tempistica della diffusione esplosiva è sospetta”, ha chiosato la professoressa Jetelina. Poche ore prima il professor Tulio de Oliveira, illustre bioinformatico e genetista impegnato negli studi delle varianti sin dallo scoppio della pandemia, aveva dichiarato che il 75 percento dei nuovi contagi in Sudafrica era legato proprio alla variante Nu, con il 100 percento all'orizzonte. “In meno di 2 settimane domina tutte le infezioni dopo una devastante ondata di Delta in Sudafrica”, aveva chiosato anch'egli su Twitter, allegando un grafico che mostra il repentino picco di contagi legati alla variante Nu/B.1.1.529.

La potenziale, estrema contagiosità della variante Nu viene ribadita anche dall'epidemiologo americano Eric Feigl-Ding, ex ricercatore presso la Scuola di Medicina dell'Università di Harvard, che in un altro cinguettio si sbilancia sostenendo che siamo innanzi alla “statistica più sbalorditiva di sempre”. Nel grafico condiviso viene mostrato un paragone con la diffusione della variante Delta, che per raggiungere il 50 percento dei casi ha impiegato circa 50 giorni dalla partenza all'1 percento; la Nu ha invece raggiunto la medesima soglia in meno di una dozzina di giorni.

Ciò che rende così preoccupante la nuova variante emersa in Sudafrica è l'incredibile numero di mutazioni a livello della proteina S o Spike, il “grimaldello biologico” che il coronavirus SARS-CoV-2 sfrutta per legarsi alle nostre cellule, invaderle e avviare il processo di replicazione alla base della malattia (COVID-19). Sono infatti ben 32, più del triplo di quelle osservate sulla proteina S della variante Delta, che ne ha 9. A causa del gran numero di mutazioni, gli esperti ritengono che la variante Nu possa essersi evoluta in un paziente immunocompromesso colpito da una infezione cronica, in cui il virus ha potuto continuare a evolvere e mutare indisturbato per mesi, fino a quando non è stato diffuso nella comunità. Com'è noto, la proteina Spike è anche il “bersaglio” verso il quale i vaccini innescano l'immunità; se quella della variante Nu risultasse troppo differente da quella legata ai vaccini, potrebbe essere in grado di eludere con efficacia gli anticorpi neutralizzanti. Al momento, tuttavia, non c'è nulla di certo e la task forse dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sta studiando approfonditamente il caso. Non è noto nemmeno se possa scatenare una patologia più severa. Bisognerà attendere l'analisi dei dati per conoscere meglio le caratteristiche della nuova variante, della quale sono stati identificati anche i primi casi in Europa e in Israele. Più mutazioni, infatti, non significa sempre maggiore trasmissibilità, aggressività e/o capacità di eludere gli anticorpi: basti pensare che le troppe mutazioni in una proteina della variante Delta potrebbe averla fatta "autoestinguere" dal Giappone.

Fortunatamente, come specificato dalla professoressa Jetelina sul suo blog, questa variante è stata subito identificata e il Sudafrica ha fatto un lavoro eccellente nell'informare la comunità internazionale, inoltre può essere facilmente rintracciata con un test PCR, senza passare per forza per il sequenziamento genomico, grazie a una peculiare segnalazione che emerge dal test di laboratorio. Qualora fosse davvero più pericolosa delle varianti attualmente in circolazione, la scienziata spiega che ci vogliono pochissime settimane per aggiornare i vaccini a RNA messaggero (mRNA), con trial clinici rapidi e pochi partecipanti coinvolti, poiché le modifiche alla struttura del vaccino sarebbero minime. L'intero processo, specifica, potrebbe richiedere al massimo 6 settimane. La speranza, naturalmente, è che non siano indispensabili vaccini aggiornati; ma se così fosse potremmo ottenerli in tempi estremamente rapidi. Non resta che attendere i report da parte delle principali autorità sanitarie internazionali.

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