Coronavirus
17 Settembre 2021
18:07

La Long Covid è meno comune di quanto si credesse, secondo un nuovo studio

Secondo un nuovo studio condotto da scienziati britannici dell’Office for National Statistics (ONS) la Long Covid è una condizione meno comune di quel che si credesse. Analizzando i dati di decine di migliaia di pazienti, è emerso che soltanto tra il 3 e il 12 percento presentava uno o più sintomi associati alla Long Covid a 3 mesi di distanza dalla diagnosi del contagio.
A cura di Andrea Centini
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La Long Covid, un insieme di sintomi che permangono per mesi dopo aver superato l'infezione da coronavirus SARS-CoV-2, secondo un nuovo studio risulta molto meno comune di quanto si temesse. Soltanto tra il 3 e il 12 percento delle persone infettate dal patogeno pandemico mostrerebbe sintomi a tre mesi dal contagio, dunque molte meno di quelle stimate da altre indagini epidemiologiche. È un'ottima notizia, considerando che, nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della mappa interattiva messa a punto dall'Università Johns Hopkins, nel mondo dall'inizio della pandemia si contano oltre 227 milioni di casi di contagio e quasi 4,7 milioni di morti (in Italia 4,6 milioni di infezioni complessive e 130mila morti). Sono numeri drammatici che continueranno a salire inesorabilmente nei prossimi mesi, con conseguenze sociali, economiche e sanitarie che si faranno sentire per anni. Uno dei rischi più temuti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è proprio un'ondata di Long Covid, una condizione non ancora pienamente compresa che dura per lungo tempo dopo aver superato la fase acuta della malattia. L'aspetto più inquietante è che può manifestarsi anche in chi ha avuto un'infezione lievissima e persino asintomatica.

Secondo il recente studio “A Detailed Study of Patients with Long-Haul COVID” condotto negli Stati Uniti, che ha analizzato i dati di oltre 2 milioni di pazienti contagiati lo scorso anno, è emerso che fino a un quarto di essi circa (il 23 percento) ha continuato ad avere almeno un sintomo a un mese dalla positività del tampone oro-rinofaringeo. I più colpiti (50 percento) erano coloro che avevano avuto la forma severa della malattia, necessitando del ricovero in ospedale, tuttavia hanno manifestato malesseri anche molti asintomatici (19 percento). Difficoltà respiratorie, dolori muscolari, affaticamento, nebbia cerebrale, disturbi intestinali, difficoltà a dormire e malessere generalizzato sono i sintomi che più spesso sono associati alla Long Covid. In alcuni casi sono talmente invalidanti che le persone non riescono nemmeno a tornare a lavoro, con un crollo significativo della qualità della vita.

Ora la nuova indagine dell'Office for National Statistics (ONS) del Regno Unito ha determinato che la Long Covid è appunto molto meno diffusa di quanto si credesse. Come indicato, secondo lo studio soltanto tra il 3 e il 12 percento dei positivi al coronavirus SARS-CoV-2 presenta sintomi a tre mesi di distanza dalla diagnosi, mentre tra coloro che hanno sperimentato la fase acuta dell'infezione, la Long Covid sarebbe diffusa tra il 7 e il 18 percento dei casi. Tutto dipende da quale metodo di analisi si sfrutta per il calcolo. Secondo lo studio, che ha analizzato i dati di decine di migliaia di persone caricati nel database Coronavirus Infection Survey (CIS), nonostante si tratti di una percentuale più bassa rispetto a quella rilevata da stime precedenti, in termini assoluti si tratta sempre di un numero enorme di persone. Nel solo Regno Unito si stima infatti ci siano almeno 630mila pazienti con Long Covid.

I ricercatori dell'ONS sono giunti alle loro conclusioni dopo aver chiesto ai partecipanti se avessero almeno uno dei seguenti sintomi 3 mesi dopo la diagnosi dell'infezione: febbre; mal di testa; gola infiammata; dolori muscolari; tosse; debolezza; fiato corto; stanchezza; nausea; dolori addominali; perdita del gusto e altri ancora. Incrociando tutti i dati, come rilevato da altre indagini sono risultate più colpite le donne, le persone con un'età compresa tra i 50 e i 69 anni e coloro che avevano comorbilità. Curiosamente in questa coorte non è stata rilevata la famigerata nebbia cerebrale, un insieme di sintomi cognitivi (confusione mentale, perdita di memoria, difficoltà nel linguaggio e simili) che sono invece emersi da precedenti indagini. I dettagli della ricerca “Technical article: Updated estimates of the prevalence of post-acute symptoms among people with coronavirus (COVID-19) in the UK: 26 April 2020 to 1 August 2021” sono stati pubblicati sul portale dell'ONS.

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