La direttrice dell’Istituto di Virologia di Wuhan, l’immunologa Wang Yanyi. Credit: CGTN (screenshot)
in foto: La direttrice dell’Istituto di Virologia di Wuhan, l’immunologa Wang Yanyi. Credit: CGTN (screenshot)

Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della mappa interattiva messa a punto dagli scienziati dell'Università Johns Hopkins, il coronavirus SARS-CoV-2 ha contagiato oltre 5,4 milioni di persone in tutto il mondo, uccidendone 345mila (in Italia al 25 maggio si registrano 230mila contagiati e poco meno di 33mila morti). Sin da quando il patogeno ha iniziato a serpeggiare in Cina, alla fine dello scorso anno, si è diffusa la convinzione che fosse “fuggito” da un laboratorio, dopo un atto deliberato o magari a causa di un incidente. Ad alimentare questa convinzione, finita nel tritacarne delle teorie del complotto, il fatto che proprio nella metropoli di Wuhan – nel cui mercato il patogeno avrebbe compiuto lo “spillover”, il salto di specie all'uomo – si trova un laboratorio al livello massimo di biosicurezza (BLS4), dove si studiano i coronavirus e altri agenti patogeni potenzialmente letali.

Benché diverse ricerche scientifiche hanno acclarato l'origine naturale del SARS-CoV-2, una larga fetta della popolazione mondiale continua a credere nella creazione artificiale del virus, o comunque di un qualche intervento umano nella catastrofica pandemia che ha provocato. In prima linea c'è proprio l'amministrazione americana, a causa delle dichiarazioni al vetriolo del presidente Donald Trump e del Segretario di Stato Mike Pompeo, che hanno inasprito il clima a tal punto da spingere USA e Cina sulla soglia della guerra fredda. Anche le storie dei medici messi a tacere sulla circolazione del virus, come il giovane oculista Lin Wenliang morto a causa del contagio, non hanno fatto altro che generare sospetto. Ora, per la prima volta dall'inizio della catastrofe, parla la direttrice dell'Istituto di virologia di Wuhan, l'immunologa Wang Yanyi, che difende il centro di ricerca dalle accuse infamanti di aver creato il patogeno e averlo fatto diffondere.

Intervistata dalla CGTN, l'emittente in lingua inglese della TV di Stato cinese CCTV, la scienziata ha affermato che la creazione del virus nel suo laboratorio “è una montatura”. "Il nostro istituto ha ricevuto per la prima volta il campione clinico della polmonite sconosciuta il 30 dicembre dell'anno scorso, e dopo aver analizzato il patogeno all'interno del campione, abbiamo scoperto che conteneva un nuovo coronavirus, che ora si chiama SARS-CoV-2", ha sottolineato la specialista. "Non ne avevamo alcuna conoscenza prima di allora, né avevamo mai incontrato, ricercato o conservato il virus. In effetti, come tutti gli altri, non sapevamo nemmeno che esistesse questo virus. Come sarebbe fuoriuscito dal nostro laboratorio, se non l'abbiamo mai avuto?", si chiede la dottoressa Wang.

Chiamata in causa sulla scoperta di un nuovo coronavirus dei pipistrelli nel 2018, del quale ha riferito anche la rivista Nature, la scienziata ha sottolineato che questo patogeno non ha nulla a che vedere col SARS-CoV-2. Il virus identificato, chiamato SADS, ha infatti un codice genetico sovrapponibile al nuovo coronavirus solo per il 50 percento, “e provoca diarrea e morte nei piccoli suini”. Più recentemente gli scienziati dell'Istituto di Virologia di Wuhan hanno scoperto un altro coronavirus, il RaTG-13, che si sovrappone al SARS-CoV-2 per ben il 96,2 percento del codice genetico. Nonostante questa notevole somiglianza, Wang Yanyi afferma che anche questo non è alla base della pandemia che stiamo vivendo, poiché il SARS-CoV-2 ha un genoma di circa 30.000 “lettere”, e una differenza del 3,8 percento equivale a 1.100 posizioni dei nucleotidi. “In natura, ci vuole un lungo periodo di tempo affinché un virus del genere si evolva e muti naturalmente per diventare SARS-CoV-2”, ha spiegato la scienziata, ricordando che il virologo Edward Holmes ipotizza 50 anni di tempo per passare da RaTG-13 a SARS-CoV-2. Il virus, del resto, come dimostrato da varie indagini, muta molto più lentamente di un virus dell'influenza, e questa stabilità nel tempo dovrebbe essere di grande aiuto nello sviluppo di un vaccino sicuro ed efficace.

“Molte persone potrebbero pensare che dal momento che il nostro istituto ha identificato la somiglianza genomica tra RaTG-13 e SARS-CoV-2, dovremmo avere il virus RaTG-13 nel nostro laboratorio. In realtà, non è così. Durante il sequenziamento dei geni dal campione di virus del pipistrello, abbiamo ottenuto la sequenza del genoma del RaTG-13, ma non abbiamo isolato né ottenuto il virus RaTG-13 vivo. Pertanto, è impossibile che il RaTG-13 ci sia sfuggito di mano”, ha spiegato Wang Yanyi. La scienziata ha aggiunto che nel suo laboratorio sono conservati tre coronavirus vivi: “Uno di essi ha elevata somiglianza con il virus della SARS, pari al 96 percento. Ma la loro massima somiglianza col SARS-CoV-2 raggiunge solo il 79,8 percento”. In pratica, la dottoressa specifica che nel suo laboratorio non ci sono patogeni sufficientemente simili al SARS-CoV-2, dunque non sono sfuggire di mano e mutati nel virus responsabile della pandemia. La scienziata ha concluso l'intervista sottolineando l'origine naturale del coronavirus SARS-CoV-2 e della necessità che gli scienziati di tutto il mondo uniscano gli sforzi per combatterlo.