L'allarme sulla caccia internazionale all'elefante e sui pericoli connessi non è nuovo, ma questa volta si rileva un passaggio epocale: i cuccioli non riescono a compensare le morti. La popolazione di questi pachidermi, dunque, si sta riducendo secondo quanto riportato da una ricerca pubblicata sulla rivista dell’Accademia nazionale delle Scienze Usa. "Tra il 2010 e il 2012 – spiegano gli studiosi – le uccisioni illegali sono diventate insostenibili per la specie, con un picco dell’8% nel 2011 quando si calcola siano stati uccisi 40mila elefanti". La drammatica persecuzione del 2011 aveva già assegnato a quest'anno il primato di annus horribilis per l'elefante, ma è noto ora che la popolazione allora si ridusse del 3% e secondo i dati preliminari del 2013 la demografia degli elefanti continua a calare. E' di ottobre dell'anno scorso, del resto, la notizia dei pozzi di una riserva avvelenati con il cianuro: morirono più di trecento elefanti e tutti gli animali che provarono ad alimentarsi con le loro carcasse. Un massacro che fece più di mille animali uccisi per avvelenamento.

Per poter fermare questo scempio diventa necessario, secondo lo studio, pensare ad una strategia internazionale di contrasto. Il traffico di avorio rappresenta il principale pericolo per la specie, dal momento che i bracconieri rispondono non solo all'interesse personale, ma si inseriscono in un contesto criminale che intreccia guerre civili e la domanda di beni di lusso. Gli eserciti che si combattono spietatamente nel Continente nero usano i proventi del traffico illecito di avorio per comprare armi. La domanda maggiore viene dai mercati dell'Asia e contribuisce ad accrescere il prezzo dell'avorio e, in tal modo, ad incentivare le uccisioni. La risposta internazionale, sebbene ancora limitata, ha cominciato a produrre i suoi effetti. Il 2013 è stato l'anno record del sequestro di avorio: un dato che evidenzia l'impegno dei bracconieri, ma che al contempo segnala la presenza di forze dell'ordine che, con il loro operato, impongono ai criminali rischi maggiori e minori profitti.

Qualcosa sta cambiando anche dal lato della domanda. Nel 2003 ad Hong Kong, principale città di passaggio di tale traffico illecito, sono state sequestrate 33 tonnellate di avorio e più di dieci anni dopo, a maggio di quest'anno, nella città orientale è stato distrutto uno stock di oro bianco proprio per sottolineare l'intenzione a contrastare il contrabbando. A ciò si aggiunge la segnalazione di Save the elephant, secondo cui i tre principali rivenditori di avorio hanno eliminato questo materiale dal proprio catalogo. Scoraggiare i bracconieri e gli intermediari, però, non basta, perché – rileva ancora lo studio – "un’altra criticità è la crescita del mercato finale. Frenare la domanda, specialmente in Asia, appare necessario per ridurre i prezzi dell’avorio al mercato nero e alleviare la pressione insostenibile delle uccisioni illegali sugli animali in libertà. Infine bisogna intervenire per contrastare tutti i livelli della catena del contrabbando".