41,6 tonnellate rappresenta il record degli ultimi 25 anni dell'avorio sequestrato. 18 operazioni eseguite quest'anno in diversi paesi hanno riportato l'attenzione internazionale su un'attività illecita che non si è mai arrestata: l'uccisione degli elefanti africani per il contrabbando delle zanne. Tom Milliken, membro di Traffic, osservatorio internazionale sul commercio di flora e fauna selvatica, ha osservato che "dal 2000 al 2013, i movimenti su larga scala di avorio sono stati costantemente in crescita in termini di numero di spedizioni e quantità di avorio venduto illegalmente".

La cooperazione internazionale sta cercando di stringere le maglie entro le quali i bracconieri riescono ancora a fare ottimi affari. Ian Khama, presidente del Botswana, ha avvertito: "la finestra di possibilità in cui combattere l'aumento del commercio illegale di avorio si sta chiudendo. Se non agiamo ora, le generazioni future ci accuseranno di non aver risposto". Stati asiatici ed africani, tra i quali Gabon, Kenya, Niger, Zambia, Filippine, Malesia, Cina e Thailandia, hanno siglato un accordo per fermare il contrabbando di avorio, nel quale – tra le 14 misure concordate – si inserisce il traffico dell'oro bianco nella lista del "crimine serio", che potrebbe rappresentare un incentivo a sbloccare una cooperazione internazionale sulla base della Convenzione delle Nazioni unite contro la criminalità organizzata transnazionale.

Le rotte dei bracconieri – e qui risiede uno degli aspetti più problematici per la protezione dell'elefante – cambiano di frequente, penetrando di volta in volta le aree meno protette. Tra i paesi maggiormente interessati dal contrabbando ci sono Togo e Costa d'Avorio, mentre Spagna, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Sri Lanka e Indonesia rappresentano i territori di transito per i mercati europei ed asiatici.